A+ A A-

LA RELAZIONE DEL PRESIDENTE MICCI ALL'ASSEMBLEA DEGLI EX CONSIGLIERI REGIONALI DEL 21 SETTEMBRE A SAN BENEDETTO DEL T.

ha stabilito  il limite massimo dei compensi omnicomprensivi, di euro 13,800 per i Presidenti e 11,100  per i Consiglieri Regionali.

 

Le cifre sono comprensive delle indennità di carica di funzione, e di  rimborso spese per l'esercizio del mandato.

Le Regioni hanno facoltà di variare l'entità delle singole voci che compongono l'indennità complessiva, purchè non superino i tetti sopra menzionati.

La ritenuta ai Consiglieri regionali destinate al fondo per i residui vitalizi  è stata elevata al 21% , mentre è rimasta invariata quella  per l'indennità di fine mandato (5%),  abolita da alcune  Regioni.

Sulla base, poi, dell'interpretazione estensiva del comma 3 art.7 della l.r. 27/2011 è stata data facoltà ai Consiglieri Regionali ed a quelli cessati dal mandato di rinunciare al vitalizio con la cessazione dei contributi a carico dei consiglieri  e la restituzione per tutti dei contributi versati senza interessi né rivalutazione monetaria.

Il provvedimento , dianzi citato, ha anche posto dei limiti  alla formazione dei gruppi consiliari con la riduzione drastica  dei finanziamenti ad essi riservati per le attività politiche-istituzionali.

Sono stati introdotti sistemi di controllo, certificazione, trasparenza delle spese onde evitare fenomeni di abuso delle risorse messe a loro disposizione.

I provvedimenti presi vanno condivisi, e si inquadrano nella politica di contenimento delle spese delle Assemblee Legislative in linea con il tradizionale equilibrio e parsimonia con cui la Regione Marche si è sempre caratterizzata.

I recenti provvedimenti,fra l'altro, hanno ridotto ulteriormente le indennità di base dei Consiglieri regionali.

Con l'abolizione dei vitalizi, a far data dal 2015 e anche entrato in vigore un nuovo principio che abolisce la catena dei rapporti  che legava gli emolumenti dei Parlamentari a quello dei Magistrati, e  quello dei C.R. ai Deputati.

Ogni Istituzione, oggi, si è dotata di una propria normativa; i nuovi regolamenti parlamentari che hanno forza di legge, hanno unificato, fra l'altro gli stipendi di rappresentanti delle due  Assemblee elettive.

Lo stesso principio di uniformità è stato introdotto in tutte le Regioni con la Legge 213/2012 .

L'unica cosa che dobbiamo rilevare  è che le decisioni del Governo prima e del Parlamento poi , pur necessari e condivisibili,   hanno aperto un vulnus molto grande  nel rapporto Stato-Regioni perchè  queste ultime  sono state costrette sotto dettatura ad intervenire  su materie di  esclusiva competenza degli Istituti regionali, anziché attraverso decisioni di autogoverno.

Ma la stessa decretazione d'urgenza di tutte queste norme hanno anche offeso le prerogative del Parlamento che con i ripetuti voti di fiducia su decretazioni d'urgenza ha perso  molto della sua centralità.

Nel corso di questi anni nelle nostre assemblee abbiamo più volte sollevato il problema della eccessiva disparità di spese tra Regione e Regione, non sempre giustificate dalle diverse dimensioni e importanza delle stesse.

Il nostro Coordinamento Nazionale, con documenti inviati, ma anche con incontri con il Presidente della Conferenza dei Presidenti delle Assemblee Legislative, aveva suggerito che si definisse un quadro di riferimento entro il quale le Regioni avrebbero potuto esercitare la loro autonomia di gestione dei costi degli organi elettivi.

Soprattutto per evitare eccessi, abusi, privilegi anche sul versante delle elevate e ingiustificate  indennità di carica ai C.R. e dei  vitalizi  in alcune Regioni.

Purtroppo la mancanza di autodisciplina in presenza di una crisi drammatica del  Paese e il successivo intervento surrogatorio  della Magistratura hanno messo in evidenza cose che nessun cittadino avrebbe mai potuto immaginare.

Naturalmente in questo marasma ci sono Regioni che hanno tuttavia mantenuto un profilo di sobrietà per lunga storia e tradizione come è stato per le Marche e poche altre Regioni.

Ma ciò non toglie che dopo questi fatti il regionalismo  subisce  un brutto colpo.

 

IMPEGNI DELLA NOSTRA ASSOCIAZIONE

 

Dopo i vincoli di spesa posti dalle leggi sopra richiamate che riducono  i margine di flessibilità delle Regioni , si pone il problema di rilanciare su alcuni progetti  il regionalismo soprattutto attraverso una politica di riordino di revisione del sistema istituzionale  sub regionale in cui si possono ottenere risparmi, efficienza, senza dover subire   decisioni dall'alto.

Questo era l'impegno prioritario deciso dalla Conferenza dei Presidenti  in un documento del 2007,allorchè la stampa cominciò a parlare della casta, documento che non ha avuto poi nessun seguito.

Noi quest'anno abbiamo ripreso la stessa iniziativa realizzata d'intesa con la Presidenza del Consiglio Regionale in collaborazione con l'Associazione ex Parlamentari

commissionando uno studio che vi abbiamo inviato, redatto da un team di docente dell'Università di Macerata coordinato dal prof. Giovanni Di Cosimo, docente di diritto costituzionale della stessa Università, che ha prodotto un rapporto dell'assetto istituzionale ed amministrativo della Regione Marche che affronta le problematiche riguardanti le Province, i Comuni, le Comunità Montane, gli ambiti territoriali, le società di servizio, le istituzioni di controllo, indipendenti e di garanzia.

Ne è uscito un Convegno a cui hanno partecipato il prof: Di Cosimo che ha illustrato il documento, ed in apertura il Presidente Solazzi che ha sottolineato le iniziative

prese per il contenimento dei costi dell'Assemblea Legislativa nonché dei provvedimenti assunti dalla Giunta Regionale per la riduzione degli enti strumentali e per la semplificazione complessiva della governace della Regione stessa.

E' seguito l'intervento dell'On. Bielli in rappresentanza dell'Associazione ex Parlamentari , quello del Sindaco di Ripe in rappresentanza dei colleghi di Castel Colonna e Monte Rado , comuni che per primi nelle Marche vanno verso la fusione in un unico Comune nel 2014.

Altri contributi sono venuti dall'On. Ciccanti, Tesei, eppoi la conclusione dell'on. Adriano Ciaffi dopo l'intervento del rappresentante dei piccoli Comuni.

Insomma un Convegno che pur meritando una  più ampia partecipazione ha avuto il merito di aver avviato una discussione che parta dal basso e coinvolga tutti i soggetti interessati, ma soprattutto che si avvale di un documento di base, serio delle problematiche con cui affrontare un processo di semplificazione  delle governance delle Marche che ha come obiettivo di ridurre le spese del sistema  delle istituzioni,  recuperi di efficienza e semplificazione che renda un migliore servizio ai cittadini.

Il nostro impegno,ora, sul piano strettamente sindacale rimane quello di sensibilizzare il Consiglio Regionale delle Marche a dare piena attuazione alla previdenza contributiva prevista già nella legge 148\2011 e riconfermata dalla legge 213|2012 su cui si vanno indirizzando anche altre Regioni.

Il Coordinamento Nazionale, d'intesa con la Conferenza delle Regioni intende  discutere con  il nuovo Governo alcuni problemi emersi  in quelle Regioni che hanno affrontato di recente i rinnovi delle proprie Assemblee.

Fra gli argomenti l'unificazione dei regimi fiscali dei vitalizi, oggi diversamente applicati nelle varie Regioni nel quadro del riordino fiscale su cui è impegnato il Governo Letta, onde evitare problemi della doppia tassazione degli emolumenti per ora solo nelle Regioni soprarichiamate.

Prosegue il lavoro di cernita del materiale per la pubblicazione fotografica  della Storia dell'Istituto regionale delle Marche dal 1970 al 2010 , si tratta di un lavoro che comporta tempi più lunghi di elaborazione del Progetto, rispetto alle iniziali previsioni.

E' terminato il lavoro commissionato agli studenti della Scuola Accademia Belle Arti di Macerata per la produzione di n.2 CD di carattere artistico nel linguaggio delle immagini, da replicare e distribuire nelle Scuole Superiori sul tema della Costituzione Italiana .

In palio due premi di 750 euro cad.

Alla premiazione verrà coinvolta la Presidenza del Consiglio Regionale in un'apposita Cerimonia.

Il 31 Luglio 2013 sono scaduti i termini del bando di due premi di laurea di euro 750 cad. destinato alle migliori tesi si laurea  degli studenti di Architettura di Ascoli Piceno che hanno come temi:

1)                  un progetto di Architettura  a spazio pubblico finalizzata a trasmettere un alto         valore istituzionale;

2)                  progetto di comunicazione visiva che promuova un alto valore istituzionale.

La Commissione istituita dall'Università in base alla convenzione con noi stipulata ,           si è       riunita con la partecipazione del nostro rappresentante Marucci ed ha scelto      fra i     partecipanti le migliori  tesi  dei seguenti studenti:

Premio Architettura e Comunicazione

PIERPAOLO SOSSAI  -  MACERATA                                                          euro 750

Premio Design e Comunicazione

CATERINA LUCIANI            -  SANT'ANDREA DI CONZA (AV)  euro 350

ILARIA MARCOIONNI    -  ALBA ADRIATICA (TE)                      euro 350

Sono presenti alla Nostra Assemblea accompagnati dal ….....................

che presenteranno al fine dei nostri lavori come è consuetudine gli elaborati prodotti.

ATTUALITA' POLITICA

Nel corso dell'anno abbiamo vissuto avvenimenti importanti, direi unici, che stanno influenzando anche i processi di cambiamento in atto nel Paese.

La elezioni di Papa (Bergoglio), dopo la rinuncia al papato di Ratzinger,  che si può definire epocale, il primo venuto dal nuovo mondo ed il primo a chiamarsi Francesco che  ha subito conquistato l'affetto di molti cristiani e non  in forza  delle sue parole che esprimono umanità, amicizia, comprensione e rispetto per tutti.

Parla di una Chiesa povera per i poveri, che vuole essere vicina ad una umanità sofferente, dimenticata, senza voce nel mondo, un richiamo alle responsabilità della stessa Chiesa più evangelica e profetica meno istituzione,  che vada incontro alle periferie del mondo, ma anche rivolto a ciascuno di noi, alle istituzioni pubbliche ed alle società ricche  per superare quella cultura del benessere che ha prodotto una  globalizzazione dell'egoismo e dell'indifferenza verso i più bisognosi.

Poi la rielezione del Presidente Napolitano a  Capo dello Stato. Un evento inaspettato e non richiesto dall'interessato  che dimostra  come, in questo guazzabuglio politico,  in cui si è cacciata l'Italia egli è apparso come l'unica ancora istituzionale che può orientare nella giusta direzione la politica italiana.

Poi le elezioni politiche il cui risultato ha certificato la mancanza di una maggioranza parlamentare  omogenea  capace di presentarsi agli italiani  con un progetto politico coerente per lo sbocco di una  crisi che perdura  dal 2008 e che ogni giorno si fa sempre più drammatica. Intanto, anche le incertezze che gravano sul Governo di “necessità” e di “pacificazione” ,  un punto fermo c'è ed è che questo Parlamento è diverso da quelli che abbiamo visto fin qui. Forse sarà breve, forse non riuscirà a produrre tutti i risultati che ci attendiamo; ma sicuramente non assomiglia a nessun altro precedente.

Infine le vicende giudiziarie di Berlusconi, ampliate dai media che è purtroppo diventato un caso politico che in fase alterne minaccia rappresaglie sulla tenuta del Governo.

Oggi sulla crisi di un'onda anomala che ha spazzato la società politica da un capo all'altro, fa irruzione sui banchi del Parlamento un soggetto nuovo, curioso, misterioso nelle sue anomalie anche per essere eterodiretto.

Un nuovo soggetto  che segna la portata di una frattura che si è consumata nella nostra Società.

Si sarebbe tentati di dire “ dagli indagati agli indignati”.

Non voglio commentarlo come un fenomeno negativo, perchè gli elettori hanno sempre ragione, ma constatare alcune caratteristiche di questo nuovo soggetto arrivato primo nel consenso elettorale, che ha  portato alla Camera una rappresentanza con l'età media di 32 anni di cui il 35 % donne , percentuale che al Senato arriva a sfiorare il 50%.

Più dell' 80% sono laureati, tra cui ricercatori, ma anche dei precari e disoccupati.

Insomma sono una parte di quella generazione “perduta” gigantesco potenziale  investimento sociale lasciato cadere ai margini , invisibile ai sondaggisti, politologi, ai decisori pubblici dei partiti, dall'asfittica imprenditorialità privata.

Così potremmo cavarcela,  descrivendo  il terremoto politico di questi mesi paragonabile,  ad una forma particolare di protesta generazionale, come se l'anomalia italiana consistesse solo nel fatto che qui si è riversato nelle urne quello che normalmente  si manifesta in piazza.

E come se una generazione invisibile al potere si fosse d'improvviso materializzata alle spalle del potere stesso, nella sua stessa casa a presentare il conto.

Ma sarebbe tutto sommato riduttivo.

Non ci permetterebbe di misurare tutto l'enorme potere destabilizzante che questa elezioni e questa new entry ha sulla forma della politica e sul meccanismo stesso della rappresentanza .

Quello che è entrato in Parlamento , infatti, tutto è  tranne la normale rappresentanza di un partito. O di un “soggetto politico” nel senso comune del termine.

Ne è , per molti versi la negazione. E', anzi, antropologicamente da loro, diverso nell'aspetto, nella retorica, nella mimica facciale; titolare esclusivo della rappresentazione (un po' teatrale) separata dalla rappresentanza politica.

Eppoi perchè essi, a loro volta, sono diversi dagli stessi loro elettori.

O meglio costituiscono una parte limitata del proprio elettorato , che è molto ampio, infinitamente più articolato generazionalmente e professionalmente  eterogeneo e disparato.

Sarà difficile, per altri soggetti politici,  trattare con loro. Ma sarà anche difficile per loro  rappresentare i propri elettori e ottenere dei risultati in mancanza delle  inevitabili mediazioni.

Il fenomeno va dunque studiato, seguito , capito, provocato  come il frutto di una società che chiede speranza e non la trova e si rifugia  nella protesta.

Grillo forse ha ottenuto per ora, quello che voleva, stare all'opposizione e lucrare sulla disperazione di molti italiani e continuare ad abbaiare alla luna.

Ma il conto di questo disimpegno è arrivato dopo pochi mesi con uno smacco subito dal Movimento alle elezioni amministrative, e la fuoriuscita dal Movimento di diversi soggetti,causa la pochezza delle iniziative politiche la scarsità dei risultati, l'immobilismo  dovuto alla mancanza di un  confronto sia esterno che interno; eppoi il linguaggio scurrile del mentore che al di là della qualità dei singoli Parlamentari, dimostra la necessità che il Movimento và recuperato  ad una più aperta dialettica politica, se vogliamo che le tante proteste che si sono indirizzate verso questo movimento trovino, la strada più consona a costruire un progetto di cambiamento del Paese che i più reclamano e che attende una risposta da tutte le forze parlamentari anche da quelle da loro rappresentate.

Spetta alla politica dei partiti , come dice la Costituzione trovare la strada di una democrazia che non è subita da sudditi, (vedi il sistema elettorale), vessato e disgustato dal potere, (leggi gli scandali le ruberie e i privilegi di cui siamo spettatori), ma vissuta dai cittadini consapevoli e responsabili.

Una politica che non è solo poltrone o privilegio , ma è confronto e conflitto, passione e  partecipazione, ma soprattutto una idea di futuro.

 

Una politica che non taglia i nodi in piazza con la spada, ma accetta la fatica di provare a scioglierli. E  dunque nega alla radici le semplificazioni del suo contrario, cioè l'antipolitica .

Le premesse a cui ho fatto cenno, sono la conseguenza di decenni in cui si è aperto un baratro fra i principi della nostra Carta fondamentale e le politiche dei Governi che si sono succeduti negli ultimi decenni.

Nella Carta Costituzionale troviamo scritto che la sovranità spetta al popolo, negata dal porcellum,  il diritto al lavoro, alla salute, alla cultura, il precetto di orientare la proprietà privata secondo il principio supremo dell'utilità sociale, cioè il bene comune, cioè la possibilità di una più equa distribuzione della ricchezza , mentre oggi in Italia il 10% delle famiglie possiede il 50% della ricchezza  mentre il 90% deve dividersi l'altra metà.

Mentre qui si è fatto il contrario , si è smontato lo Stato, ridotto lo spazio dei diritti, svendute le proprietà pubbliche, anteposto il guadagno delle imprese al pubblico interesse, promossa la macelleria sociale e la creazione di “generazioni perdute “ di giovani.

Spesso in nome di una concezione teorica dell'economia, ma soprattutto della finanza la democrazia è stata sospesa , mortificata.

Sono cambiate le regole della politica; politica è il bene pubblico discorso fra i cittadini che ha come fine la pubblica utilità, come strumento il  governo, come regola la democrazia .

I cittadini che protestano anche in modo scomposto hanno più voglia di politica di molti che la fanno da tanto tempo come mestiere. Associazioni e movimenti reclamano impegni forti e consapevoli per dar voce ai cittadini.

La mancanza anche di questi postulati va ricondotto il successo Tsunami del Movimento 5 stelle.

Si può sanare questo gap con i cittadini , non chiudendo gli  occhi davanti ai problemi,ma cercandone le soluzioni in nome non solo dei mercati, ma dell'utilità sociali.

Questa lettura del voto di protesta e di astensione passa attraverso la legalità e la Costituzione  cioè rivolta a cercare soluzioni graduali ai problemi tenendo l'ago della bussola però ben fisso sul bene comune.

Il risultato elettorale è stata la conseguenza di tanti fattori , ma principalmente di un sistema elettorale, che attende la conferma della Consulta per certificarne la incostituzionalità, e che i partiti non sono stati in grado di cambiare nell'anno che ha preceduto le elezioni.

Il governo Letta  definito di emergenza, virtuale, di scopo,  dopo una gestazione difficile e lunga fra i partiti del dopo voto tra i suoi obiettivi avrebbe anche quello della pacificazione tra destra e sinistra, e la fine del clima di opposizione frontale che ha caratterizzato l'intera seconda repubblica,.

Una contrapposizione muscolare che non ha prodotto risultati e che non ha realizzato quelle riforme necessarie a rendere più competitivo il nostro sistema Paese.

La speranza , ora  è che sia un Governo che governi e che duri il tempo necessario a produrre i risultati promessi.

Deve riuscire a dare più centralità alle azioni di governo che alle polemiche dei partiti che lo sostengono.

 

Nato per necessità e soggetto ad una maggioranza rissosa ed anomala , ma allo stato dei fatti senza alternative.

Era  difficile sperare  tuttavia che il Governo nato su queste premesse,  ponesse fine alle divisioni profonde che c'è fra le due maggiori forze che sostengono il Governo; d'altro canto una comunità democratica non deve temere tanto la conflittualità dei partiti, ma il loro immobilismo.

Dunque serve un governo al Paese!!!

Questo è il richiamo forte su cui si è speso il Presidente delle Repubblica Giorgio Napolitano che per il raggiungimento dello scopo ha anche accettato di farsi rieleggere a Capo dello Stato .

Per garantire una riforma elettorale che ridia potere al cittadino superando il porcellum, dare un governo al Paese per farlo uscire dalla recessione ed agganciare la ripresa , mettere nel giusto binario l'ultima vicenda giudiziaria di Berlusconi che chiede agibilità politica per il suo ruolo di leader di uno dei partiti della maggioranza, rammentandogli che siamo in uno stato di diritto.

Il clima di incertezza e di turbamento che si avverte nel Paese, la indisponibilità di alcune forze politiche che nel nuovo Parlamento hanno  posizioni rilevanti ,  ha prodotto un Governo con una coalizione disomogenea che però ha preso impegno di fronte al Paese di affrontare le emergenze ed attuare quelle riforme indispensabili che servono dopo i sacrifici fatti, a riprendere il cammino dello sviluppo non appena l'economia mondiale tornerà a crescere.

Anzi, il mondo è già ripartito senza aspettare l'Italia .

La prima emergenza del Paese come ha sottolineato il presidente del Consiglio, è la mancanza del lavoro. La disoccupazione quando raggiunge le cifre da capogiro , quella giovanile è del 38% e del 50% nelle aree del mezzogiorno rischia di mettere in crisi l'ordine democratico stesso, quel patto tra lavoro e cittadinanza che è alla base della legittimità politica degli stati moderni .

Una democrazia non può sopportare l'impoverimento dei suoi cittadini senza rischiare di vedere minata la sua legittimità e la sua coesione sociale.

Attenzione perchè le iniquità , le ingiustizie, le nuove povertà, il peso dei nuovi gravami , se non distribuiti possono fare innescare una protesta civile che rischia di esondare in rivoli minacciosi ed insidacabili.

L'unica cosa che appare evidente nel panorama politico degli ultimi tempi è la domanda di cambiamento che promana dai cittadini, più giustizia, più equità, più lavoro , più speranza, insomma più Governo.

Dobbiamo attraverso uno sforzo collettivo di tutto il Paese fermare il declino.

Ora siamo arrivati ad un momento di svolta in cui è urgente metter mano al funzionamento del nostro sistema istituzionale cominciando dalla legge elettorale, che non abbandoni il bipolarismo, che assicuri al cittadino  il diritto di scegliere il proprio rappresentante e che consenta di garantire maggioranze omogenee e durature, e una governabilità che permetta al Paese di attuare in modo coerente ed organico tutti gli ammodernamenti di cui il Paese ha bisogno.

Serve una svolta culturale e politica perchè la competizione mondiale in futuro non si giocherà sulla crescita , ma sul modello sociale (welfare, nuovi diritti , equità)

 

Dobbiamo puntare sulle riforme Costituzionali

(delle quali vi risparmio l'elenco che in sintesi si esprimono con un più di giustizia di equità e di maggiore opportunità per tutti i cittadini)

 

anche attraverso gli strumenti che il Parlamento si è dato della Commissione Bicamerale referente dei 40 , coadiuvata dagli esperti che si impegni a modificare il bicameralismo perfetto, ridurre il numero dei parlametari, istituire il Senato  delle Regioni e delle autonomie Locali , la forma di Stato e di Governo e adeguando a questi ordinamenti  il sistema elettorale; un esempio è quello per le elezioni degli Enti locali a doppio turno che unifichi una volta per tutte la babele dei sistemi elettorali oggi frammentati  a seconda delle istituzioni da rinnovare.

Aggiungerei anche la revisione dei Regolamenti parlamentari che nel frattempo semplificherebbero il lavoro delle due Camere.

Solo se saremo in grado di formulare un sistema costituzionale coerente, organico, capace di produrre Governi che governano sarà possibile mettere in campo contestualmente un vasto programma di riforme del nostro apparato pubblico che ci faccia uscire dai ritardi che registriamo : Scuola, sicurezza sociale, giustizia, infrastrutture materiali ed immateriali, competizione e concorrenza, burocrazia, criminalità, evasione, mettere nel circuito  del lavoro le energie più fresche  rappresentate da una gioventù che oggi è senza speranza.

Poi i diritti dei soggetti più deboli delle minoranze delle coppie di fatto, della parità di genere , del diritto alla cittadinanza , di carceri che diano il segno della nostra civiltà e lotta , sostengo alla famiglia e lotta al femminicidio .

Sui ritardi delle riforme di cui avrebbe bisogno il nostro Paese , si è pronunciato con chiarezza anche il Governatore della Banca d'Italia nelle sue considerazioni finali sostenendo che siamo in ritardo di 25 anni rispetto alla tabella di marcia raggiunto dagli altri Paesi industriali.

Mentre il mondo cambiava noi siamo vissuti in una fiction , in una favola credendo di aver raggiunto il benessere una volta per sempre, rifiutando il cambiamento vivendo al di sopra delle nostre possibilità e molto al di sotto delle nostre responsabilità.

Ed ora la storia ci ha  presentato il conto delle nostre negligenze, viviamo in un continuo stato di emergenza , siamo sempre a rincorre i problemi quotidiani e non davanti ad essi, soffriamo di una politica dal respiro corto che guarda con più interesse alle prossime elezioni che non alle prossime generazioni.

Lo stato di emergenza nel quale ci troviamo oggi volendo esemplificare è dato dalla    vicenda dell' ILVA dove si fronteggiano le sentenze della Magistratura  di sequestro dell'impianto siderurgico per difendere con colpevole ritardo ,  la salute dei cittadini di Taranto, e i decreti del Governo,  convalidati dalla Consulta, di preservare il lavoro e allo stesso tempo  realizzare le bonifiche necessarie con oneri a carico dei colpevoli proprietari.

Quanta disattenzione, quanta omertà, quanta responsabilità della politica e della Magistratura ed anche dei cittadini distratti , quanta corruzione nel più grande centro siderurgico d'Europa che rischia di mettere al lastrico 40.000 lavoratori.

Dobbiamo prendere coscienza delle debolezze strutturali del Paese dei problemi atavici che ci trasciniamo, solo così possiamo evitare il declino e lenire le sofferenze sociali dei cittadini.

 

Come vedete non si finisce di elencare le carenze da superare e che nella graduatoria mondiale ci vedono lontano  da quelle eccellenze che sul piano creativo e di risorse culturali ci riconoscono gli stranieri insieme a tanti pregiudizi.

Non è un problema di risorse che mancano, di uno Stato che non paga, di banche che non assicurano credito, perchè noi non siamo cresciuti né diventati competitivi sul piano  globale, neppure quando questi problemi non c'erano; né possiamo pensare che il problema del lavoro che non c'è possa solo dipendere da politiche pubbliche, lo Stato deve fare la sua parte, ma dobbiamo impadronirci anche  di una capacità di fare sistema di unirsi in uno sforzo collettivo di solidarietà capace di vincere l'isolamento a cui abbiamo costretto diversi ceti sociali che oggi affrontano da soli,   nuove povertà .

Dobbiamo vincere egoismi e promuovere  umanità, solidarietà, coesione sociale , perchè dobbiamo vincere tutti insieme, ma soprattutto affrontare i mali atavici del nostro Paese.

La corruzione, il clientelismo  e la burocrazia.

Perchè la corruzione avvelena l'economia, il clientelismo avvelena la società, la burocrazia il rapporto fra il cittadino e  le istituzioni.

Quindi come tutti i governi il giudizio su questo sarà misurato dai risultati che riuscirà a conseguire e non dalle polemiche dei partiti che lo sostengono.

Anzi questa tregua per un governo di scopo non deve modificare la natura dei partiti che lo sostengono, che hanno l'obbligo semmai di migliorare le loro capacità di riformarsi , di riacquistare maggiore fiducia nei rapporti con i cittadini che è molto compromessa.

Ma anche la società civile intesa soprattutto come parti sociali  a cominciare da imprenditori e sindacati devono collaborare per vincere le sfide della competitività sul piano dell'economia globale.

Ora un cenno finale sull'Europa,  sapendo che siamo legati ad una Comunità dalla quale dipende in larga misura vista la sovranità limitata degli Stati,  quelle politiche di crescita e di sviluppo capace di far crescere l'intero Continente purchè si abbandoni la sola politica   dell'austerità.

L'idea europeista nasce come utopia di pace.

Obiettivo: radicare finalmente la pace nel vecchio continente, da cui partirono il secolo scorso due guerre europee presto diventate mondiali.

Un suicidio lungo più di trenta anni dal 1914 al 1945 .

Per impedire che si ripetesse, in forma ancora più devastanti, i padri dell'Europeismo post-bellico cercarono di costruire una casa comune, abbastanza grande e stabile da proteggere noi Europei dalle ricorrenti pulsioni autodistruttive.

Dalla comunità del carbone e dell'acciaio alla Comunità economica europea, fino all'unione europea sancita nel 1992 con il trattato di Maastricht ed incardinata nell'euro.

L'idea è di mettere in comune le principali risorse strategiche, dall'economia alla moneta, fino a giungere, in data e modo imprecisati, all'unione politica.

Un bilancio provvisorio di questa grandiosa utopia parte dalla constatazione che dopo il 1945 non abbiamo più conosciuto in Europa la guerra.

Obiettivo raggiunto, dunque!!!

L'analisi critica di tale successo impone però di rispondere ad almeno due domande quanto della pace attuale è frutto dell'europeismo? E perchè l'integrazione economica e monetaria, anziché dar luogo all'unione politica, sembra oggi dividerci?

Quanto alla prima, possiamo dire che la pace è stata finora frutto della combinazione di fattori strategici , socio-economici e ideali.

Questi ultimi sono riferibili certamente all'europeismo , al senso di appartenere ad una comunità di destino che ha a lungo animato le elitè ed i popoli continentali dopo le catastrofi di cui ho fatto prima cenno.

I primi derivano invece dalla guerra fredda, ossia dalla contrapposizione tra il blocco  sovietico e di quello americano, centrata sull'Europa divisa.

Infine, il diffuso benessere economico e sociale costruito nella seconda metà del '900 ha offerto la base materiale su cui vettori strategici ed opzioni ideali hanno consentito di consolidare nel corpo di ciascuna nazione europea la volontà di pace.

Un sobrio esame ci invita a considerare che due di questi tre fattori il socio-economico e l'ideale oggi  sono in crisi.

Se ne trae che per conservare la pace in Europa bisognerà superare insieme la grave recessione che ci opprime e divide corrodendo le basi del senso di comunità coltivato fino ad ora.

E che occorrerà insieme costruire un'architettura strategica comune, adatta ai nuovi tempi.

Dopo aver sacrificato, per vent'anni soprattutto noi italiani, all'idolo dell'euro come genitore dell'unità europea, scopriamo che la moneta che volle farsi re ha prodotto una Europa alla rovescia.

La pace che dobbiamo riconquistare è quella contro la disoccupazione , contro gli egoismi nazionalistici, contro la povertà , le lotte sociali e le esasperazioni dei cittadini.

Per una mobilità effettiva non solo dei beni , ma soprattutto delle persone che permetta ai giovani di cogliere le opportunità di lavoro in tutta Europa.

Questo era il nostro sogno!!!

L'euro, invece ha quasi azzerato lo spazio della politica  nei paesi che lo hanno prodotto ed adottato.

Si sente la mancanza di una leadership  europea che assomigli  vagamente ai padri della sua fondazione .

Ora dobbiamo varcare la soglia delle responsabilità che ci compete come  Paese, soprattutto dopo i sacrifici che abbiamo compiuto in così poco tempo per tornare credibili sui tavoli che contano in Europa, perchè quello che si sta verificando non è la sorte dei soliti paesi meridionali spendaccioni , ma a soffrirne ora sono anche i più ricchi come Francia  e Germania.

Dobbiamo riprendere la strada della crescita perchè di solo austerità si muore, e che nelle delicate questioni economiche questo governo, deve restituire consapevolezza agli italiani, questo tempo delle “strane intese” ad tempus, deve essere vissuto con  trasparenza, onestà  nei confronti dei cittadini, non un discorso che lo renda “simpatico” , ma un passaggio obbligato per tornare ad interrogarci onestamente, su che cosa vogliamo per noi come società e non ciascuno per sé ed il proprio tornaconto,  per trovare poi a confrontarci su quel che è  bene per tutti.

L'Italia , fra l'altro, non è più un soggetto passivo ed elemento di sorvegliato speciale nel contesto europeo, dopo le manovre del Governo Monti  per la messa in sicurezza dei conti pubblici , e soprattutto oggi  dopo aver superato positivamente la procedura d'infrazione per debito eccessivo, esso  può contribuire con competenza e credibilità ad indicare le soluzioni più idonee  a superare le secche nei quali si è incagliata l'unione soprattutto in occasione del prossimo semestre di presidenza italiana.

Se non invertiamo la rotta tra poco vivremo in continenti diversi .

Se ne trae che per conservare la pace in Europa bisognerà superare insieme la grave recessione che ci opprime e divide corrodendo le basi del senso di comunità coltivato fino ad ora. E che occorrerà insieme costruire un'architettura strategica comune, adatta ai nuovi tempi. Obiettivi utopici forse, ma che occorre perseguire con costanza il nome del bene supremo che è la Pace.

Non dobbiamo essere costretti a scegliere fra Euro ed Europa come qualcuno paventa.

In molti paesi, come in Italia, si stanno sviluppando movimenti  antieuropeisti  che rischiano di minare il lavoro di costruzione di questa importante realtà  nata per il progresso ed il benessere di tutta la comunità europea.

Quello Europeo è un impegno senza soluzioni di continuità dalla cittadinanza nazionale a quella europea, dai valori del patriottismo costituzionale del secondo Risorgimento a quelli del patriottismo europeo.

Un terzo risorgimento dicevo l'anno scorso  nel quale dobbiamo guardare concretamente e non soltanto i diritti particolari del cittadino, ma i diritti universali dell'uomo, dignità, solidarietà, uguaglianza e la libertà in cui si sviluppa la carta europea dei diritti fondamentali che si legano alla dignità e dalla laicità in cui si riassume la nostra Costituzione.

Dobbiamo accelerare il passo per costruire un'Europa federale con un governo europeo eletto dai cittadini, un bilancio comune, un debito pubblico sovrano , una politica fiscale e di bilancio, una politica di difesa comuni , un sistema bancario che funzioni , come banca centrale con tutti i poteri propri di uno stato centrale.

Bisogna restare convinti che l'Unità Europea da raggiungere e perseguire tenacemente non è meno importante dell'Unità d'Italia da conservare, esso rappresenta la nuova dimensione dell'uguaglianza delle diversità, della solidarietà , della dignità, della laicità con cui siamo chiamati a confrontarci in un mondo globale, segnato dall'emigrazione di massa, dalle patologie dell'economia e del mercato, dall'evoluzione e dalle insidie della tecnologia, dai problemi dell'ambiente e dallo sviluppo sostenibile; un mondo nel quale possiamo e dobbiamo essere ancora capaci di proporre non solo una testimonianza, ma contribuire a soluzioni concrete per la crescita e lo sviluppo dell'intera Europa.

Con queste modeste riflessioni si conclude il mio terzo mandato di Presidente  dell'Associazione , per cui sento il dovere prima di tutto di ringraziare i Soci che hanno seguito e partecipato alle nostre iniziative in questi anni, poi i membri del Direttivo che mi sono stati vicini ed hanno collaborato a rendere possibile il programma che abbiamo portato avanti con le nostre uniche risorse, un caro ricordo voglio poi rivolgere all'amico Mario Fabbri scomparso in così poco tempo, che è stato sempre di pungolo per migliorare le nostre iniziative sociali sul piano culturale, infine ringrazio tutti per la stima e l'amicizia che ho avvertito intorno a me e che è stato il miglior carburante che mi ha permesso di lavorare con serenità, pur nei limiti delle mie capacità personali.

Grazie di nuovo a tutti.