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Assemblea ordinaria dei soci del 29 settembre 2017


Proposte d’iniziative che hanno trovato favorevole accoglimento ma purtroppo non ancora messe in cantiere dalla Presidenza forse a causa dei tanti impegni, notevolmente accresciuti in quest’ultimo anno a causa dell’emergenza sismica che ha colpito gran parte della nostra Regione.

Uno dei cinque confronti era proprio sul terremoto.

Tema, questo, assolutamente prioritario e sul quale, io credo, si giocherà gran parte della credibilità futura del Governo e delle forze politiche regionali, in particolare per quanto riguarda: la risposta all’emergenza, che ancora permane, la qualità della ricostruzione e, non ultimo, la creazione di opportunità di lavoro e di servizi per far ripopolare quelle realtà che costituiscono una ricchezza per tutto il territorio regionale.

Anche su questo vorremmo dare il nostro apporto di idee e di esperienza, poiché diversi di noi hanno vissuto in prima persona, da amministratori regionali, la vicenda del terremoto di venti anni fa, oltre al contributo che daremo come Associazione con la sottoscrizione che abbiamo promosso tra i nostri soci.

Sottoscrizione che è terminata con circa 6.500 euro raccolti (2.000 versati come Associazione e 4.500 circa attraverso il contributo dei nostri soci).

Vedremo nei prossimi giorni come utilizzare questa cifra, se per un intervento sul patrimonio culturale o per qualche attrezzatura sanitaria o altro, tenendo conto anche di come si deciderà di utilizzare i 33.000 euro raccolti tra le altre nostre Associazioni regionali e che saranno ripartiti tra le quattro regioni colpite dal sisma.

Ho preso il tema del terremoto ma potremmo citare altre iniziative di cui siamo stati protagonisti per dire agli attuali amministratori regionali e più in generale all’opinione pubblica che ci sentiamo a tutti gli effetti, pur non ricoprendo più incarichi istituzionali, protagonisti e partecipi della vita politica e sociale della nostra Regione.

C’è stato un impegno da parte del Presidente Mastrovincenzo di coinvolgere la nostra Associazione in incontri periodici con l’Ufficio di Presidenza per discutere iniziative e problematiche inerenti all’attività del Consiglio.
Lo ritengo un fatto importante e positivo e solleciteremo se questo non dovesse avvenire.
E’ un buon proposito che abbiamo accolto con favore anche perché attraverso il confronto, pur nel rispetto dei rispettivi ruoli, sarà possibile capirsi meglio ed evitare che siano adottati provvedimenti, a nostro giudizio non sempre giustificati e legittimi, che poi ci costringono a intraprendere azioni legali di cui faremmo volentieri a meno.

Siamo sempre disponibili al confronto.

L’esempio più recente che si può fare riguardo al mancato coinvolgimento è proprio sulla legge che ha prorogato fino al 30 maggio del 2020 la riduzione dei vitalizi.

Un provvedimento che, oltre a costituire un’enorme ingiustizia, rappresenta obbrobrio legislativo: per i tempi di adozione, come sapete, è stato deciso sette mesi prima della scadenza del triennio di riduzione, per i modi con cui si è arrivati a questa decisione - con un emendamento poi sub emendato in Consiglio su una P.d.L. omnibus che nulla aveva a che fare con lo stato giuridico ed economico degli ex consiglieri -, per le caratteristiche - non è stato finalizzato ad alcun intervento specifico - ed è stato adottato senza tenere minimamente conto che ancora oggi ci sono diverse Regioni oltre al Senato a non aver deliberato alcun contributo di solidarietà.

Su questo abbiamo fatto prima un ricorso al Presidente del Consiglio dei Ministri e in seguito abbiamo affidato a un noto avvocato l’incarico di ricorrere contro tale provvedimento.

Sulla proposta di iniziative che abbiamo avanzato alla Presidenza del Consiglio Regionale non c’era soltanto la questione del terremoto.
C’erano tematiche legate profondamente alla democrazia e alle istituzioni quali: il rapporto tra etica e politica, tra cittadini e politica, il ruolo e la formazione delle classi dirigenti.

Oggi di fronte a segnali sempre più preoccupanti di attacco al sistema democratico è più che mai ineludibile una seria riflessione sulla difesa e il rafforzamento delle istituzioni e della democrazia.

In particolare appare a mio giudizio indispensabile un ragionamento sulle riforme istituzionali a livello nazionale e, per quello che ci riguarda più da vicino, a livello territoriale: il ruolo dei Comuni, il ruolo delle Province - dopo la bocciatura della riforma costituzionale -, come rilanciare le Regioni, che la riforma costituzionale nemmeno affrontava, sia sotto il profilo delle funzioni sia sulla necessità di un loro raggruppamento per avere Enti più grandi e capaci di competere meglio a livello europeo e mondiale.
Non vorrei dilungarmi ma su queste questioni penso sia opportuna una discussione specifica per portare il nostro contributo. L’idea potrebbe essere quella di una nostra Assemblea tematica alla quale invitare il Governo e il Consiglio Regionale e le forze politiche e sociali.

Vorrei venire ora più direttamente alle nostre faccende interne.

Intanto devo dirvi che dal mese di luglio non riscuotiamo più la quota mensile di adesione all’Associazione perché la banca, che svolge anche la funzione di tesoreria per la Regione, non ci fa più questo servizio per motivi legati alle nuove normative.

Abbiamo cercato con il nostro Presidente Onorario Micci di convincere l’istituto di credito a continuare questo servizio per almeno uno - due mesi in attesa di trovare un’altra soluzione, ma, ahimè, non c’è stato concesso.
Stiamo ora cercando insieme alla direzione del Consiglio Regionale un’altra soluzione.
Il 5 ottobre ci sarà la conferenza tecnica dei Presidenti dei Consigli che affronterà questo problema poiché la questione riguarda anche le altre Associazioni regionali.

Speriamo che si trovi rapidamente una soluzione perché aver perso già tre mesi rappresenta un problema abbastanza serio per il nostro esiguo bilancio le cui entrate derivano soltanto dalle quote versate dai soci.

Sulle altre questioni vorrei fare una premessa.

Abbiamo sempre ribadito, non solo tra di noi, ma anche negli incontri istituzionali con il Presidente Mastrovincenzo, con l’Ufficio di Presidenza, e ancora, quando c’è stata concessa l’occasione, con la commissione affari istituzionali del Consiglio, che sulle questioni riguardanti lo status dei consiglieri cessati dal mandato la nostra posizione non è mai stata di chiusura o di arroccamento.

Lo dimostra il fatto che la nostra Regione è stata sempre attenta, anche grazie al nostro atteggiamento responsabile, ai costi dell’istituzione.

Da noi non c’è mai stato alcun eccesso, come purtroppo è invece avvenuto da altre parti.

Lo abbiamo dimostrato più recentemente in occasione dell’approvazione della L.R. 34 che nel 2014 ha introdotto proprio la riduzione dei vitalizi per un triennio.

Le Associazioni Nazionali degli ex Parlamentari e nostra hanno affermato, sia pubblicamente sia nelle recenti audizioni alla Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati sulla P.d.L. Richetti, la disponibilità a fare la nostra parte in questo momento di difficoltà economica dell’Italia con interventi di solidarietà finalizzati a obiettivi sociali, ad esempio in direzione delle giovani generazioni.

Contributi di solidarietà che però dovrebbero coinvolgere non solo gli ex Parlamentari e gli ex Consiglieri Regionali ma una platea estesa a quanti hanno un reddito elevato perché in questo modo si potrebbe recuperare una massa finanziaria significativa e allo stesso tempo garantire equità di trattamento.

E’ ovvio che se le P.d.L. come quella Richetti – M5S hanno come obiettivo quello di trovare un facile consenso elettorale stuzzicando la pancia della gente, magari per coprire l’incapacità a risolvere i veri problemi di questo Paese, calpestando principi costituzionali, introducendo elementi pericolosi come la retroattività in materia pensionistica, la nostra posizione non può che essere di netta contrarietà e non potrà che essere quella di ricorrere legalmente contro questi provvedimenti.

Lo stiamo facendo a livello nazionale sulla L. 109 del 2015 e sulla richiesta di recupero retroattivo da parte dell’INPS di quanto erogato a titolo di perequazione automatica nei confronti di nostri colleghi che oltre la pensione da lavoro percepiscono il vitalizio.

Lo stesso faremo nel caso in cui la P.d.L. Richetti, già approvata alla Camera, dovesse essere licenziata così com’è anche dal Senato.

E’ del tutto evidente che la proposta Richetti contiene diversi profili di incostituzionalità.

E questo non perché in assoluto non sia possibile intervenire sui diritti acquisiti.

Ma se lo si fa, su questo quasi tutti i costituzionalisti concordano, si devono rispettare alcune condizioni che la Corte Costituzionale ha definito in diverse sentenze anche recenti: il legittimo affidamento delle leggi, la temporaneità del provvedimento - nel caso specifico si interverrebbe in modo permanente trasformando il sistema da retributivo in contributivo -, la ragionevolezza e la proporzionalità, vale a dire che l’entità del taglio deve essere in relazione all’obiettivo del contenimento della spesa.

Ora è del tutto evidente che in un intervento di quel tipo non c’è alcuna proporzionalità e ragionevolezza perché a fronte di un risparmio eseguo, direi insignificante se rapportato al bilancio dello Stato o della Regione, si taglia da un 40% a un 60% dell’indennità vitalizia.

Fare un calcolo abbastanza attendibile sull’entità del taglio, come in diversi ci hanno chiesto, è oggi difficile perché ci sono molti aspetti della legge non chiari.

Quello che è certo è che il taglio inciderebbe di più su chi ha meno legislature.

Ma la cosa più grave e pericolosa è, come accennavo in precedenza, l’introduzione del principio di retroattività.

E cioè la possibilità di modificare oggi le condizioni con le quali una persona ha maturato dei diritti o addirittura già percepisce la pensione.

Nessuna riforma delle pensioni da quella Dini del 1995 a quella più pesante della Fornero del 2011 ha rimesso in discussione le condizioni maturate fino a quel momento, tranne che per l’età pensionabile.

E guardate affermare, com’è stato scritto nel testo approvato dalla Camera, che il passaggio dal retributivo al contributivo vale solo per gli ex parlamentari e gli ex consiglieri regionali, oltre a rimarcare una volontà punitiva verso chi ha fatto politica e ha servito, con onesta e competenza, le istituzioni, rappresenta un’affermazione insignificante e stupida perché quest’aspetto può essere modificato, come sappiamo, in quattro e quattr’otto con un’altra legge.

Quello che invece resta e conta è l’introduzione, appunto, di un principio che oggi varrebbe solo per noi, ma un domani potrebbe valere per tutti gli altri pensionati.

E’ un’eventualità possibile, non si pensi che sia impossibile.

Un’operazione come questa non è solo Boeri che la sostiene, magari introducendo correttivi per le pensioni minime, ma anche una parte di parlamentari e del mondo imprenditoriale, perché una trasformazione da retributivo a contributivo per tutti i pensionati inciderebbe per decine di miliardi di euro sul bilancio dell’INPS.

Ai tanti cittadini e pensionati che oggi inneggiano alla proposta Richetti direi: attenzione perché quello che oggi potrebbe toccare agli ex Parlamentari e agli ex Consiglieri Regionali domani potrebbe toccare anche a voi e ciò sarebbe un colpo durissimo allo stato di diritto di questo Paese oltre che alle condizioni di vita di milioni di famiglie.

Ho descritto uno scenario che si aprirebbe qualora la legge fosse approvata dal Senato così come c’è arrivata.

E’ chiaro che oggi noi dobbiamo lavorare, attraverso l’iniziativa politica e l’audizione che la nostra Associazione nazionale avrà il prossimo 4 novembre alla commissione Affari Costituzionali del Senato, a che questa eventualità non si verifichi puntando molto sull’incostituzionalità della legge o almeno perché essa sia modificata nella sostanza e quindi ritorni alla Camera.

Non ci dobbiamo fare facili illusioni. Anche al Senato la partita non sarà facile, anche se alcuni segnali ci dicono che la situazione si presenta un po’ diversa rispetto alla Camera e quindi c’è qualche margine in più.

Ci sono state in queste ultime settimane prese di posizione, con articoli di giornale e interviste, da parte di costituzionalisti e anche di esponenti politici e parlamentari appartenenti a partiti che pure avevano votato a favore della P.d.L. alla Camera che hanno sollevato con nettezza questioni d’incostituzionalità e anche valutazioni politiche critiche su questo provvedimento.

Valutazioni critiche che hanno riguardato ad esempio: la pericolosità dell’introduzione della retroattività, l’equiparazione tra pensione e vitalizio, quando sia la Corte Costituzionale sia la Cassazione hanno più volte ribadito che si tratta di due cose diverse.

Ma al di là delle questioni più strettamente giuridiche quello che è veramente incomprensibile da parte delle forze politiche democratiche più responsabili e con senso dello Stato è il perseguire una politica populista, che alimenta il risentimento contro la politica e le istituzioni, e l’inseguire le forze più chiuse e antisistema sul loro stesso terreno illudendosi di lucrare qualche consenso in più.

Io penso, invece, che a trarre vantaggio da tutto questo saranno soltanto forze come i 5 stelle e la lega.

L’unico risultato che si otterrà sarà quello di screditare il ruolo di chi svolge funzioni istituzionali e politiche e le stesse istituzioni democratiche.

Purtroppo dobbiamo costatare che anche una parte non marginale dell’informazione, a partire dai tanti talk show, asseconda e alimenta questa politica scellerata.

Il rischio è che con il perdurare di questi atteggiamenti e con il permanere delle difficoltà economiche, occupazionali e sociali, che rappresentano - queste si - i veri problemi dell’Italia, possa crearsi una miscela esplosiva con conseguenze disastrose per il Paese.

La posta in gioco, quindi, non è solo impedire che vengano calpestati diritti e la possibilità di una vita dignitosa per tanti cittadini ma ancor prima quella di difendere e rafforzare lo stato democratico e le conquiste di civiltà di tutti questi anni.