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IL SENATO APPROVA LA RIFORMA DELLA COSTITUZIONE

Cambiano anche le norme relative alle firme necessarie e al quorum dei referendum. Aumenta il numero delle firme necessarie per proporre le leggi di iniziativa popolare, da 50 mila a 150 mila.

Nuovi quorum sono previsti per l’elezione del presidente della repubblica. Dal primo al quarto scrutinio rimangono necessari i voti di due terzi dei componenti dell’assemblea, composta da deputati e senatori ma non più dai delegati delle regioni. Dal quinto scrutinio sarà sufficiente la maggioranza dei tre quinti, mentre dal nono scrutinio basterà la maggioranza assoluta. Sempre in materia di decreti legge, nel caso in cui il presidente della repubblica li rinvii alle camere, queste hanno a disposizione trenta giorni in più per convertirli in legge.

È introdotta una corsia preferenziale per i disegni di legge del governo, per scoraggiare il ricorso dell’esecutivo a decreti e richieste di fiducia, con l’eccezione delle materie di competenza del senato, delle leggi elettorali, di quelle di ratifica dei trattati internazionali e di quelle per cui è prevista una maggioranza speciale. Secondo le modifiche apportate all’articolo 72 della Costituzione, il governo può chiedere che la camera esamini il testo da esso presentato entro 60 giorni».

Sparisce la legislazione concorrente tra stato e regioni, che aveva creato numerosi contenziosi negli ultimi anni, rallentando il processo legislativo. Le regioni mantengono poteri riguardo a «pianificazione del territorio regionale, mobilità al suo interno, dotazione infrastrutturale, programmazione e organizzazione dei servizi sanitari e sociali, promozione dello sviluppo economico locale e organizzazione in ambito dei servizi alle imprese e in materia di servizi scolastici, istruzione e formazione professionale, promozione del diritto allo studio, anche universitario, di disciplina delle attività culturali, della valorizzazione dei beni ambientali e paesaggistici, di valorizzazione e organizzazione regionale del turismo, di regolazione, sulla base di apposite intese concluse in ambito regionale, delle relazioni finanziarie tra gli enti territoriali della regione per il rispetto degli obiettivi programmatici regionali di finanza pubblica, e ogni materia non espressamente riservata alla competenza dello Stato». Possono chiedere inoltre ulteriori forme di autonomia su «giustizia di pace, istruzione e tutela e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici, governo del territorio.

Lo stato potrà commissariare regioni, comuni e città metropolitane in caso di default. Gli stipendi degli amministratori regionali saranno limitati e legati a quelli dei sindaci dei comuni capoluogo. Sono cancellati i rimborsi a favore dei gruppi consiliari delle regioni.

Sono stati introdotti in Costituzione i costi standard, con un articolo che prevede che il finanziamento degli enti locali deve avvenire «sulla base di indicatori di riferimento di costo e di fabbisogno che promuovono condizioni di efficienza».

Le province sono abolite definitivamente dalla Costituzione.