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APPROVATA LA LEGGE DI RIFORMA DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Scure su partecipate. Verranno ridotte e si prevede un numero massimo di "bilanci in rosso" dopo cui c'è la liquidazione, possibile anche il  commissariamento. Si prevede il dimezzamento delle camere di commercio.

Stretta su dirigenza. Anche i capi diventano licenziabili se valutati negativamente. Ma pur di non essere mandati via potranno optare per il dimansionamento. Gli incarichi non saranno più a vita (4+2 anni) e scatta la revoca in caso di condanna della Corte dei Conti. A proposito è stato aggiunto un intero articolo dedicato al processo contabile.

 

Dirigenti in un unico bacino. E' previsto un solo ruolo (seppure diviso su tre livelli: statale, regionale, locale) senza più distinzione tra prima e seconda fascia. Si va verso una quota unica (intorno al 10%) per l'accesso di esterni. La figura del segretario comunale è superata.

Licenziamenti più facili. Quando scatta un'azione disciplinare non si potrà più concludere con un nulla di fatto, la pratica dovrà essere portata a termine senza escludere il licenziamento

 

Niente più finti malati. le funzioni di controllo e le relative risorse passano dalle Asl all'Inps.

 

Silenzio assenso tra amministrazioni. In caso di contese tra amministrazioni centrali su nulla osta e altri concerti sarà il premier a decidere, dopo un passaggio in Cdm. E' fissato anche un tetto per ottenere il sì: massimo 30 giorni, che diventano 90 in materia di ambiente, cultura e sanità.