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LE PROPOSTE PER DIMINUIRE I COSTI DELLE ISTITUZIONI AL COORDINAMENTO NAZIONALE EX CONSIGLIERI

Avverto il dovere e la responsabilità, in questa tornata dei lavori del nostro Coordinamento Nazionale, dedicata al rinnovo dell’Ufficio di Presidenza, di darvi conto, previamente, del lavoro svolto nel trascorso triennio, prima di entrare nel vivo dei problemi attuali posti anche alla nostra attenzione dalla difficile e delicata situazione del Paese e del sistema politico istituzionale, che fa fatica ad affrontarli, avviando, cosi, la discussione, che auspico sia partecipata ed impegnata, in maniera da potere, alla fine,trarre assieme, le indicazioni utili e gli auspici migliori per il lavoro future. ‘

Questa parte della relazione curerà di passare in rassegna le cose fatte e,dunque, a tutti voi note.

Tre anni fa, a Torino, abbiamo fatto un approfondito dibattito, rivolto a mettere a punto un Regolamento delle nostre attività, che funzionasse come linea guida dei nostri rapporti reciproci, ma, soprattutto, ci siamo soffermati sulla necessità di dare senso alle nostre Associazioni. Lo abbiamo fatto riflettendo e considerando che esse possono avere un valore reale, concreto e percepibile, nella realtà istituzionale nazionale e nelle singole Regioni — oltre che presso la società civile, della quale ci consideriamo parte consapevole, particolarmente sensibile per i trascorsi istituzionali — soltanto se la mission che le caratterizza o le dovrà caratterizzare, si ispira, e cosi viene percepita, all’interesse generale del sistema democratico ed al concretizzarsi di quel tanto avvertito “bene comune" della1eetnunita regionale e nazionale, che assume come riferimento l’interesse di tuttle, in nessun case, il pure e semplice soddisfacimento di interessi egoistici o di casta.

Sottolineo, vi chiedo di consentirmele senza che questo crei problemi nel nostri rapporti, che avvertiamo come alcune realtà fanno fatica a mettersi in cammino, come si conviene. La estremamente difficile realtà che vive il nostro Paese ed in essa la pesante incertezza dell’avvenire, specialmente quelle delle, interpella anche nei chiedendoci di agire nell’ambito delle responsabilità che ei competono, per dare, come è passibile una mano per superare questo stretto passaggio da una condizione di stagnazione ed incerta crescita senza occupazione, ad una fase di sviluppo dell’economia e della società.

Allora, credo, che dobbiamo tutti raccogliere questa chiamata e fare delle nostre Associazioni, tutte le nostre Associazioni, una risorsa al servizio del Paese,mobilitando le cospicue energie intellettuali e sociali che esse annoverano tra le loro file.

Abbiamo convenuto a Torino, ma per la verità anche lungo l’intere dispiegarsi nel triennio trascorso, che se le nostre Associazioni non si attivane in maniera evidente e pubblica a difesa dei valori costituzionali (in particolare a quelli riportati nella Parte ll^ — Titolo l° Il Parlamento — Sezione l — Le Camere ed agli artt. 114-115—116—117 relativi alle Regioni) e degli interessi sociali, non riusciranno a riscuotere la stima ed il rispetto necessari ad avvalorare le ragioni egli scopi perseguiti; dunque, in sostanza, a giustificare le ragioni della sua esistenza.

In una democrazia a partecipazione responsabile, e l’azione dei corpi sociali intermedi e dell’Associazionismo diffuso, che sostanzia ed anima la vita democratica, integrante dal versante della attiva partecipazione popolare, il ruolo del Parlamento e delle Assemblee regionali, altre che delle forze politiche che costituiscono il sistema democratico. Le nostre Associazioni devono, dunque,diventare, se non le sono ancora, luogo di impegnativo dibattito ed animazione del sistema democratico. C’e, insomma, bisogno anche di noi, per sollevare l’Italia da questa pesante e difficile condizione economico sociale, abbastanza avversa.

Proprio per dare concretezza a questa sensibilità democratica, l’attenzione dell’Ufficio di Presidenza del CN si è focalizzata su argomenti e problemi che restituiscono parte integrante del dibattito politico—parlamentare, oltre che sulle alleanze strategiche mirate a rafforzate la rappresentatività, il senso ed il valore delle nostre istanze.

Abbiamo scelto, come ricorderete, di esercitare la nostra partecipazione responsabile su due questioni che aggettivamente risultano di comune interesse: mi riferisco al tema del Federalismo — in questa fase della vita politico—istituzionale, del "federalismo fiscale" — ed alla partita responsabile, molto seria e delicata, che riguarda i c.d “costi della democrazia", di cui sono parte incidente, ma sicuramente non preponderante, le questioni riguardanti lo "status" del Parlamentare e del Consigliere regionale, che ci coinvolgono per via dei nostri trascorsi istituzionali una partita, come sappiamo, sulla quale è elevata e sensibile, oltre che costante e vigile, l’attenzione critica o l’allarme della pubblica opinione.

In contemporanea con l’attività del Coordinamento nazionale, come sappiamo, le singole Associazioni regionali hanno prodotto significative e variegate iniziative nei rispettivi territori, in collegamento con università, scuola, sistema sanitario, mondo della cultura, istituzioni elettive, nei settori della salvaguardia e valorizzazione dell’Ambiente, della promozione culturale, della conoscenza della Costituzione italiana, operando sul territorio per promuovere e favorire la crescita della conoscenza e del sapere da parte delle nuove generazioni; insomma, una utile, efficace e complementare attività di servizio, rivolta alla società civile.

Tornando all’attività nazionale, il Federalismo fiscale potrebbe essere, se correttamente inteso e realizzato, per un verso una indispensabile riforma, rivolta a dare all’autonoma organizzazione delle Regioni le risorse e gli strumenti necessari per costruire efficaci risposte alle istanze dei cittadini sul territorio e a confermare, per altro verso, il rispetto del valore della solidarietà all’interno della comunità nazionale un valore sancite dalla Carta Costituzionale italiana e dai Trattati costitutivi dell’Unione Europea, i quali hanno affidato, proprio al valore della solidarietà, il compito di cementare la coesione sociale tra i popoli e gli Stati membri. Su questo argomento, il Gruppo di lavoro apposito, composto dal sottoscritto e dai colleghi Pietro Arduini (Friuli V.G.), Michele Bellomo (Puglia), Filippo Bonelli (doc. Universitario per la Toscana), Lamberto Cotti (Emilia Romagna) e Alessandro Patelli (Lombardia), che ringrazio per la loro partecipazione, si è riunito soltanto qualche volta per via delle incertezze che hanno caratterizzato l’itinerario parlamentare dei provvedimenti di legge di iniziativa governativa.

Recentemente, tuttavia, dopo l’approvazione da parte del Parlamento dei primi provvedimenti in materia fiscale, e possibile avere qualche concreta indicazione e sugli sviluppi e qualche ragione plausibile in più per affrontare, con cognizione di causa, i nodi reali di questa riforma, destinata ad incidere profondamente nella riorganizzazione dello Stato unitario. Dunque, nella parte propositiva di questa relazione, non marcheremo di offrire alla vostra considerazione, qualche interessante proposta.

Accanto al Federalismo, preoccupati già da tempo per le scoordinate iniziative legislative nazionali e regionali che hanno apportato consistenti modifiche allo"status" del parlamentare e del Consigliere regionale, abbiamo dovuto attivarci sul problema riguardante i c.d. "costi della democrazia".

impegno di Torino e stato quello di entrare in questa partita con senso di responsabilità e consapevole difficoltà, convinti a farlo da una ragione molto seria maturata a valle della conoscenza della realtà: quella di accertare e porre sottoesame i crescenti, talvolta anomali o esorbitanti costi che, sommati alla dinamica impressa da meccanismi automatici, risultano non più sopportabili dai singoli Bilanci regionali.

Una valutazione questa, seria e ragionevole, avvalorata anche dalla considerazione onesta e responsabile, del momento di profonda e persistente crisi economico-sociale, nella quale versa, il nostro Paese.

Le ragioni che hanno motivato questa presa di coscienza, possiamo dichiarare con serenità, consapevoli e persuasi che cosi facendo, possiamo rendere, con onesta e forte senso della cittadinanza, un prezioso servizio al Paese, alle istituzioni ed al sistema democratico, unitariamente considerati, evitando che la demagogia, la speculazione politica e l’antipartitismo, producano effetti dirompenti ed animino sentimenti antidemocratici. Con questo spirito e con questa avvertita sensibilità ci siamo mossi, abbiamo operato ed ora rendiamo il conto.

La prima ragione che ci ha animati ha riguardato la difesa del ruolo del Parlamento e delle Assemblee elettive regionali, che postula la assicurazione agli eletti, parlamentari o Consiglieri regionali, di uno “status" complessivo che assicuri ad essi la libertà delle proprie opinioni e l’indipendenza necessaria per l’espletamento in autonomia del libero esercizio della funzione legislativa, nello spirito che ha animato i Costituenti e che e evidenziato nella Costituzione. La nostra salvaguardia, dunque, e l’azione di giusta rivendicazione, si riferisce a questo livello, ben sapendo che i "costi della democrazia" sono una partita molto più complessa e che, dunque, l’incidenza di questa parte sul tutto è sicuramente modesta.

La seconda ragione, conseguente alla prima, del nostro lavoro e riferita ad esigenze di trasparenza. Per comprendere meglio la realtà, dobbiamo provare a considerare in maniera separata, non più complessivamente, i "costi della politica" che riguardano il funzionamento ed il finanziamento del partiti, come considerati nella Costituzione, dai costi di funzionamento delle istituzioni elettive.

 

La successiva ragione è data dalla necessità di ridurre, già dalla prossima legislatura, il numero dei componenti le Assemblee elettive (Parlamento e Regioni), da ancorare, queste ultime, a parametri oggettivi di riferimento.

 

Una ulteriore motivazione è costituita dalla necessità di attuare una riforma generale delle status degli eletti che, fissata una decorrenza, operi una revisione integrale e calmieri il trattamento dei singoli, senza passare da tagli lineari e provvedimenti improvvisati, oltre che illegittimi, che accrescerebbero l’iniquità esistente, ma entrando con onestà, e serietà nel merito delle diverse situazioni, tra esse abbastanza divaricate, in qualche case senza giustificata ragione ed operando i necessari tagli.

 

Ancora una ulteriore buona ragione è costituita dalla necessità di fissare con rigore il numero dei ministeri e dei ministri "senza portafoglio", ormai preda di solerti ed ingiustificate invenzioni, di limitare allo stretto indispensabile le figure di sottosegretari e assessori e qualsivoglia incarico di governo, chiudendo la porta alla brutta abitudine di "accontentare" i cd "responsabili", premiando ed incentivando la c.d. “transumanza" da un partito all’altro. Lo stesso dicasi per la nomina di consulenti ed esperti, utili sicuramente quando le sono veramente, ma inaccettabili quando diventano una pratica, per distribuire risorse a perdere per fare clientelismo.

 

Adottare, infine, i necessari provvedimenti per mitigare da un lato la dinamica economica dei trattamenti, da ancorare in maniera ragionevole alle specifiche funzioni assolte ed all’andamento del costo della vita e, dall’altro, regolare saggiamente il problema del cumulo, anche attraverso la profonda revisione della legislazione in materia di incompatibilità ed ineleggibilità, anche per fermare la pratica di sindaci parlamentari e viceversa e di eletti in ambito regionale a cariche in Enti locali diversi, utilizzando gli stessi veti.

 

Con questi proponimenti, abbiamo nominato a suo tempo, un Gruppo di lavoro, affidato al coordinamento del collega Lorenzo Trucchi, Presidente della nostra Associazione ligure, considerata la sua collaudata esperienza, che, assieme ai colleghi Giuseppe Abbati (Puglia), Aldo Bottin (Veneto), Spartaco Brandalesi (Emilia Romagna), Alessandro Folli (Lombardia) e Luigi Micci (Marche), che ringraziamo, hanno lavorato sodo, presentando le conclusioni, che custodiamo con la indispensabile cura e riservatezza.

Da questa puntuale indagine ha avuto origine il documento predisposto dall’Ufficio di Presidenza, sottoposto al Coordinamento Nazionale il 5 maggio del 2010 ed approvato all’unanimità, che abbiamo formalmente trasmesso sia al Presidente della Conferenza delle Regioni, on. Vasco Errani (il 7 Giugno del 2010),che, nel mese di Settembre 2010, al Presidente, appena eletto, della Conferenza dei Presidenti dei CR on. Davide BONl — Presidente del Consiglio Regionale della Lombardia.

Dal Presidente della Conferenza delle Regioni non è arrivata alcuna risposta, nè è stato possibile attivare alcun contatto, a meno che non vogliamo considerare risposta indiretta, ma non siamo abituati a questo tipo di interlocuzione, inconcepibile nel mondo istituzionale, non dobbiamo considerare come risposta l’approvazione della Deliberazione legislativa n. 8 del 20 dicembre 2010, con la quale quella Regione, all’unanimità, ha modificato la LR. 14 Aprile 1995, n, 42"Disposizioni in materia di trattamento indennitario agli eletti alla carica di Consigliere Regionale”. Questa deliberazione, tra l’altre, ha ridotto del 10% il trattamento economico dei Consiglieri (art. 1) e abrogate a decorrere dalla X^ legislatura regionale, fatti salvi i diritti acquisiti maturati al 31.12.2010, l’assegno vitalizio (art. 5). Per effetto di quest’ultima deliberazione, diminuiranno dal primo mese della X^ legislatura le entrate perché i nuovi Consiglieri non verseranno i contributi per l’assegno vitalizio e possibili risparmi non prima di 10anni, quanti ne occorrono perché i primi neo—eletti possano maturare il diritto a percepire l’assegno vitalizio, ammesso che siano cessati dalla carica ed abbiano raggiunto il 60° anno di età.

Si tratta di una legge, prima nel genere, che infrange la solidarietà con le altre Regioni, senza generare risparmi per l’Ente, se non quelli derivanti dalla decurtazione del 10% del trattamento economico e che non è certo nobilitata e giustificabile sol perché è stata approvata all’unanimità; anzi, proprio l’unanimità con cui è stata approvata diviene fonte di sospetto.

Dopo diverse sollecitazioni, invece, siamo riusciti, il 10 febbraio 2011 (come comunicativi con l’informativa del 16 febbraio 2011), ad avere un incentro con il Presidente della Conferenza dei Consigli Regionali, on. Boni, al quale abbiamo potuto esporre, seppure per linee generali, i risultati della nostra indagine e formulare la richiesta di affidare a uno o più Presidenti di Consiglio, il campito di monitorare i problemi riguardanti le "status" e di tenere i contatti e di interfacciare, per conto della Conferenza, il nostro Coordinamento Nazionale.

Come certamente ricorderete, il documento approvate all’unanimità il 5 maggio 2010, conteneva, anche, la proposta di dare vita ad un Gruppo di lavoro comune, composto dalle parti interessate (Parlamento — Governo — Regioni —Associazioni ex parlamentari ed ex Consiglieri regionali) per prendere atto dei risultati della nostra ricerca e convenire sulle opportune decisioni da assumere, sia di carattere procedurale che nel merito.

ll Presidente Boni ha convenuto sulla proposta da noi formulata e si è impegnato a portarla nella Conferenza. Non abbiamo avute, in seguito, un riscontro puntuale e formale. Abbiamo saputo, tuttavia, per le vie brevi, che qualche Presidente ha fatto osservazioni sulla nostra proposta e che ne avrebbero riparlato nella riunione successiva; poi, più nulla.

Nella riunione del Coordinamento nazionale, che abbiamo tenuto nei locali della Conferenza dei Presidenti dei CR, in Roma, il 9 marze del 2011, abbiamo approvato all’unanimità una risoluzione nella quale è stata ribadita la validità delle nostre proposte e reiterata la richiesta di incontro per discutere.

Questa importante decisione contiene riferimenti che, ove confermati,restituiranno la base per l’azione futura del nuovo Ufficio di Presidenza.

Le problematiche relative allo "status" hanno formato oggetto, per un doveroso scambio di idee, in occasione di un incontro presso la Camera dei Deputati, con l’Associazione degli ex parlamentari.

 A proposito dell’Associazione ex Parlamentari, sento il dovere di parteciparvi la mia soddisfazione nel soffermarmi qualche minuto su questa significativa novità, arrivata a conclusione dell’impegno contratto a Torino.

Abbiamo sofferto, in passato, una condizione di separatezza, con i fratelli maggiori, che, in qualche caso, ha originate qualche equivoco nei rapporti reciproci, e, avendo sperimentato sul campo, invece, la intima connessione tra gli "status”: mi riferisco al primo richiamato "Accordo tra Gentiluomini", del tutto derivati l’uno dall’altro. Abbiamo avvertito il bisogno, proprio perché appartenenti alla stessa categoria: quella dei legislatori, di provare a modificare, migliorandoli, intanto, i rapporti reciproci. ln più incontri col Presidente dell’Associazione ex parlamentari dell’epoca, on. Ceccia, auspice il nostro Presidente onerario l’On. Vito Giacalone, a cui rivolgo un caloroso ed affettuoso saluto, Parlamentare e Consigliere regionale siciliane, abbiamo discusso della opportunità di stipulare un Protocollo d’intesa, per avviare rapporti di reciproca collaborazione, sia a livello nazionale che regionale.

Proprio per andare sul terreno operativo, abbiamo affidato al collega Luciano Righi della nostra Associazione del Veneto, facente parte del Direttivo dell’Associazione ex Parlamentari, e ad un apposito Gruppo di lavoro del quale hanno fatto parte i colleghi Matteo Bertuzzo (Friuli V. Giulia), Gioacchino Cacciotti (Lazio), Liborio Ferrari (Sicilia), Vitterio Rivolta (Lombardia) e Angelo Rossi (Puglia), il compito di predisporre una bozza di Protocollo d’intesa e nell’arco di alcuni mesi, il 24 marzo del 2010, in occasione di una riunione del Consiglio Direttivo degli ex Parlamentari e del nostre Ufficio di Presidenza, abbiamo firmato l’accordo, trasmettendolo tempestivamente alle nostre Associazioni regionali.

lo credo che questo documento abbia un significato e un valore. Il significato deriva dal reciproco bisogno, espresso e codificato, di avviare relazioni sistematiche e sinergiche. Il valore è dato dalla costituzione di una categoria di persone: i legislatori di ieri, che possono, sulla base delle reciproche convinzioni, operare assieme, sommando le peculiari rappresentatività, da porre, come è giusto, al servizio dei soci, ma anche delle istituzioni centrali e regionali, in ogni caso motivati a rendersi utili alle nuove generazioni.

Come è possibile constatare, quando viene messa in campo la valorizzazione delle risorse umane interne (la mia personale convinzione è che tra noi, ce ne sono ancora di abbastanza preziose), mi riferisco in questo caso, ai colleghi Giacalone e Righi, ma più in generale a tutti i colleghi Presidenti delle nostre Associazioni, di ieri e di oggi, è possibile lavorare e impegnarsi ancora, con qualche soddisfazione, ma soprattutto, guardare avanti sperando di potersi ancora rendere utili agli altri.

Tonando al Protocollo d’intesa, tuttavia, penso che dobbiamo impegnarci di più nel valorizzarlo, per alcune considerazioni che ho il dovere di parteciparvi:

1. Il Protocollo d’intesa è uno strumento utile per promuovere un rapporto di collaborazione sistematica, che dovremo rendere operativo in forme visibili, interne ed esterne. Anzitutto con la reciproca partecipazione alla vita interna dei rispettivi organi nazionali, nelle forme che saranno concordate;

2. Siamo consapevoli che a livello territoriale vi sono situazioni diversificate che vanno dalla difficoltà ad avere rapporti, a situazioni, invece, di concreta, operante ed efficace collaborazione. In mezzo ci sono le altre diverse situazioni. Voglio sperare, ed in questo senso mi sono espresso col Presidente On. Gerardo Bianco, subentrato al Presidente Coccia nella responsabilità alla guida dell’Associazione ex Parlamentari e con altri componenti il Direttivo dell’Associazione con cui abbiamo avuto rapporti,che agendo di concerto, sapremo migliorare i rapporti nelle Regioni in cui è necessario, ma so, anche, che ci sono situazioni difficili. L’idea che ho e che dobbiamo e possiamo fare di più e che in questa direzione dovremo fare con buon senso reciproco, i piccoli passi fattibili per andare avanti, perché restare fermi non si può, significherebbe avere sottoscritto senza troppa convinzione un protocollo d’intesa destinato all’inutilità;

3. Assieme, sommando la rappresentatività associativa, potremmo forse nutrire qualche aspirazione in più. Mi riferisco, per esempio, a quella diffondere e divulgare una Rivista; o come ed a chi aprire, a livello regionale,l’Associazionismo istituzionale. Siamo cosi giunti all’ultima comunicazione che riguarda le nostre attività. Essa si riferisce alla operatività del logo del nostro Coordinamento Nazionale, che abbiamo assieme scelto per veicolare all’interno del sistema della comunicazione le nostre attività ed alla registrazione ed attivazione del sito intemet: vvvvvv.cn—legislatori regionaliit ormai attivo, che tuttavia, per avere successo e realizzarsi compiutamente, avrà necessità della vostra piena collaborazione, sia per quanto riguarda L’inserimento in esso delle notizie e delle attività delle singole Associazioni regionali, sia di quelle riguardanti il Coordinamento Nazionale, oltre al tempestivo suo aggiornamento. Capisco che si tratta di semplici strumenti e supporti del nostro lavoro, ma so che anch’essi servono ad evidenziare la cura e la premura che mettiamo nell’assolvere al nostro dovere.

LUIGI MICCI Pres. Associazione Marche