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ASSEMBLEA ASSOCIAZIONE EX CONSIGLIERI 2012: la relazione del presidente Micci,

Il primo esempio è partito dal Parlamento che dal 2012 ha istituito con proprio regolamento interno, un sistema di previdenza contributiva pro-rata (in cui confluiscono i due sistemi , quello calcolato sul retributivo e quello sui contributi versati) copiando il modello in vigore per i dipendenti pubblici e privati.

Un terzo dei contributi li versa il parlamentare due terzi la Camera dei Deputati anche se questo ultimo in forma figurativa.

Il montante così determinato viene adeguato nel corso degli anni in base ad un coefficiente di rivalutazione che costituirà la base per il calcolo della cosidetta “pensione dei parlamentari” .

 

Le Regioni avrebbero potuto copiare il modello,ma si sono accorte di non poterlo fare perchè a differenza del Parlamento non hanno competenze in materia previdenziale e fiscale.

Allora la strada intrapresa è stata quella di fare riferimento a norme già esistenti, consolidate da sentenze,che evitassero in futuro che il nuovo impianto legislativo  potesse essere messo in discussione da pronunce o sentenze.

La base da cui sono partite è stata la sentenza della corte costituzionale 289/94        che ha stabilito che il vitalizio , oggi chiamato previdenza contributiva, in attuazione all'art. 14 della legge 138, è un'indennità differita erogata ai titolari di incarichi pubblici non assimilabile a quella di un dipendente.

A conferma della natura non previdenziale del nuovo istituto c'è stata  la presa di posizione recente dell'INPS, interpellata dal Parlamento prima che adottasse il nuovo regolamento, che ha escluso  in riferimento alla nuova pensione dei parlamentari ogni ipotesi di ricongiunzione o totalizzazione.

Nel frattempo è seguita una pronuncia dell'Agenzia delle Entrate con riferimento alla doppia tassazione degli emolumenti dei parlamentari cessati dalla carica, che ha escluso che la indennità differita, di cui abbiamo parlato dianzi, possa essere assimilata alla pensione ordinaria , escludendo quindi la natura previdenziale.

Da queste premesse discendono una serie di punti sui quali si può costruire la nuova previdenza pro-rata dei consiglieri regionali con decorrenza dalla decima legislatura.

In questo modo:

1)    non cambia il regime fiscale a carico del consigliere regionale che avrà una tassazione sull'intero emolumento;

2)    non cambia l'entità del contributo per la nuova previdenza rispetto all'attuale regime;

3)    il contributo regionale sarà virtuale sicchè l'ente  non avrà nessun onere fino al 2020 quando il sistema pensionistico produrrà i primi effetti;

4)    ogni Regione continuerà a gestire i fondi derivanti dai versamenti dei C.R.;

5)    i contributi versati non possono più essere restituiti;

6)    il regime fiscale dei residui vitalizi e della nuova previdenza godranno della parziale esenzione per evitare la doppia  tassazione in base alla norma introdotta con la sentenza della corte costituzionale sopracitata (art.52, comma 1, lett. b) TUIR);

7)    Come per tutti gli ex dipendenti  anche ai Consiglieri Regionali cessati dalla carica verranno garantiti i diritti maturati sulla base delle normative vigenti al momento in cui erano in carica ;

8)    dopo  il 2015 dovrà essere  prevista una rivalutazione monetaria delle indennità dei C.R. ferma al 2006, i quali hanno subito riduzioni consistenti in questi anni di dimagrimento delle indennità parlamentari a cui sono legate;

9) per quelle regioni che non adottassero il sistema previdenziale è necessario promuovere un provvedimento legislativo del Parlamento che eviti che gli emolumenti percepiti dai C.R. cessati dalla carica subiscano la doppia tassazione in contrasto con l'art. 67 della legge n.600.

 

Non sono voluto entrare  negli aspetti più tecnici della materia sempre piuttosto complessa, ma credo che avrete compreso ciò che si può dire in una relazione  di natura politico-sindacale. Devo dare atto del prezioso lavoro svolto dal Direttore Generale del Consiglio Regionale e del suo staff amministrativo in sede di coordinamento nazionale che è stato anche di orientamento per le decisioni assunte dalla Conferenza dei Presidenti. Noi abbiamo seguito passo passo questo lavoro anche con suggerimenti e proposte.

Inoltre è la prima volta dopo  il  1995 che la Conferenza dei Presidenti assume un indirizzo unitario volto alla sobrietà e al risparmio, dopo una lunga stagione in cui le regioni  si sono date al fai da te.

In questi mesi di intenso lavoro in cui si sono poste le basi giuridiche di uno schema per una proposta di legge sullo status dei C.R. la parola passa al Consiglio Regionale. Abbiamo fondate speranze che dopo le pronunce della Conferenza delle Regioni anche le Marche si metteranno al lavoro per riempire un vuoto legislativo in coerenza con quanto disposto dall'art.14  della legge 138.

 

Voglio concludere su questa materia, dicendo che la soluzione che si va profilando è rispettosa dei diritti già maturati, riduce drasticamente le spese della Regione, salvaguarda l'autonomia e la dignità del legislatore regionale, risponde alle esigenze di misura e sobrietà che l'opinione pubblica chiede alle istituzioni per vincere la demagogia ed il populismo.

 

Lo scorso anno presi dall'entusiasmo della ricorrenza del 150 ° dell'Unità d'Italia abbiamo  realizzato molte iniziative di grande spessore culturale che hanno impegnato le nostre modeste risorse come non era mai avvenuto da molti anni:

n. 6 conferenze nelle Scuole superiori sui temi della Costituzione italiana e della legalità, oltre che su quelli del Risorgimento e Liberazione.

Per questa ultima iniziativa abbiamo acquistato e distribuito n. 120 volumi di una raccolta relativa ad una mostra itinerante dedicata  al  “Risorgimento e le Marche”.

Abbiamo promosso  un concorso nelle Scuole Medie sul 150° dell'Unità d'Italia la cui premiazione si  è tenuto nella sala del Consiglio Regionale alla presenza di n. 200 studenti oltre alle  autorità scolastiche; indetta una  conferenza sulla legalità,  con l'ex Magistrato Gherardo Colombo a Senigallia a cui hanno partecipato  900 studenti;

Eppoi abbiamo ospitato ad Ancona l'Assemblea dei Presidenti delle  Associazioni  delle Regioni Italiane che ha riscosso un alto gradimento da parte degli ospiti non solo per il contenuto dell'incontro, ma anche per averci permesso di far conoscere meglio le Marche , le sue eccellenze, le sue peculiarità di Regione attiva, laboriosa, manifatturiera.

 

A tutte le iniziative hanno partecipato illustri e qualificati relatori compresi alcuni nostri Soci  e svolti per la maggior parte con la partecipazione della Presidenza dell'Assemblea Legislativa regionale.

Ricordo poi lo svolgimento della nostra Assemblea a Pergola l'anno scorso  per dare significato ad una cittadina insignita di medaglia d'oro  all'Unità d'Italia.

 

L'ultima iniziativa, non meno importante delle altre,  nel Novembre del 2011 a Jesi si è realizzata con un Convegno  sul tema “Risorgimento e le Marche” con la partecipazione dell' on. Bianco Presidente dell'Associazione ex Parlamentari.

Un evento che ci ha sorpreso molto per i contenuti delle relazioni e per la nutrita partecipazione di pubblico.

Un grande successo di iniziative, dunque, che mi obbliga a rivolgere un caloroso ringraziamento al Presidente Solazzi per aver sostenuto e assecondato il nostro programma  anche con la stampa di diversi volumetti della Costituzione Italiana che abbiamo distribuito nelle Scuole come avviene ormai da molti anni.

Non tutti gli anni, naturalmente, possiamo andare alla stessa velocità, ciò nonostante  anche quest'anno il Direttivo ha deciso un programma di impegni forse meno numerosi , ma non meno ricchi di significati culturali  abbiamo istituito due premi di euro 750 cad. in favore della Scuola dell'Accademia di Belle Arti di Macerata per la produzione di un cd di carattere artistico , nel linguaggio e nelle immagini, da replicare e distribuire nelle scuole superiori  in occasione dei nostri incontri annuali; la premiazione di questo concorso potrebbe avvenire nella sala del Consiglio Regionale o nell'aula magna dell'Accademia con la partecipazione della Presidenza del Consiglio regionale; abbiamo inoltre deciso di pubblicare   al volume   fotografico della storia della Regione Marche dal 1970 al 2010 , un lavoro impegnativo non solo per la raccolta del materiale fotografico, ma anche per la sua impostazione grafica e culturale; questa operazione editoriale curata da persone particolarmente qualificate, nel filone della memoria, fa seguito al volume che abbiamo pubblicato nel 2005 su il curriculum degli ex parlamentari e consiglieri regionali delle Marche.

E' inoltre in programma un convegno che ha come tema “i livelli di governo delle Marche articolazioni e possibile razionalizzazione” d'intesa con l'Associazione  ex Parlamentari delle Marche  e la Presidenza del Consiglio Regionale.

E' stato incaricato un team di docenti e studenti dell'Università di Macerata coordinati dal Prof. Di Cosimo Giovanni per predisporre un documento di base, aperto, che si prefigge di individuare non solo la normativa in vigore, e la classificazione di tale normativa secondo modelli, ma intende formulare proposte di semplificazione e di razionalizzazione.

Insomma un argomento di alto valore politico in questa stagione di  riordino della governance , che parta dal basso con il coinvolgimento delle Istituzioni locali interessate  che si prefigge di ridurre i centri di spesa ed anche dare un migliore servizio ai cittadini.

Ad ottobre siamo stati coinvolti dalla Presidenza del Consiglio Regionale per la Cerimonia del “premio Bastianelli” per la migliore tesi di laurea sul tema indetto  dall'Unione Europea sugli  anziani.

 

A giugno di quest'anno abbiamo partecipato insieme alla presidenza del C.R. alla presentazione di due volumi sulla evoluzione della sanità nelle Marche scritti dalla famiglia Clini (padre e figlia) che in parte abbiamo acquistato per sottolineare un valore storico dell'impegno della Regione in un settore tanto rilevante per ragioni sociali ed impegno finanziario che  ha contribuito alla longevità dei marchigiani.

Volevo tuttavia soffermarmi ancora un po' sulla ricorrenza dell'anno dedicato al 150° dell'Unità d'Italia che si è concluso il 17 marzo di questo anno alla presenza del Capo dello Stato .

Su questa ricorrenza abbiamo riscontrato un entusiasmo ed una partecipazione veramente sorprendente perchè anche qui nelle Marche il 150° ha costretto tutti ad interrogarsi  sulla questione dell'Unità senza eluderla.

Nelle scuole soprattutto le domande dei giovani erano rivolte ad un esame critico, comparativo per ciò che eravamo e lo stato attuale della nostra Società.

Questo immergersi nella memoria del passato, che abitualmente evochiamo, è una delle missioni della nostra Associazione, sia per le esperienze più recenti riguardo al regionalismo e ciò che lo circonda, ma anche per avvenimenti e frammenti di storia del nostro passato in Italia.

In questo si inserisce la iniziativa di cui ho parlato prima relativa alla pubblicazione di un volume fotografico della storia della Regione Marche al 1970 al 2010.

Si dice: conoscere il nostro passato per comprendere il presente e progettare il futuro.

Conoscerlo non solo negli aspetti gloriosi e positivi, ma anche negli aspetti negativi e negli errori perchè come ricorda l'ammonimento all'ingresso del campo di concentramento Dhachau “chi ignora il passato è condannato a ripeterlo”.

Conoscere senza apriorismi , senza semplificazioni superficiali, laicamente, con rispetto, perchè c'è  molto da ricordare nel nostro percorso unitario, nel bene e nel male, vi è un nesso tra i vizi, i limiti, i compromessi, il clientelismo, il burocraticismo, le carenze della nostra vita unitaria, nel primo e nel secondo Risorgimento.

Ma vi è anche un nesso tra gli eroi dell'uno e dell'altro, dai martiri delle battaglie e dei morti risorgimentali, agli eroi della Resistenza, della fedeltà militare, a quelli della quotidianità nel nostro tempo, le vittime del terrorismo e della criminalità organizzata, cadute nel compimento del proprio dovere.

In questi ricordi accanto a momenti di crisi si devono ricordare anche i traguardi raggiunti: nel primo risorgimento, con l'unità nazionale, l'affermazione di una Italia più moderna fra le nazioni: nel secondo con la ricostruzione, il miracolo economico, la democrazia, l'apertura all'europa.

Ecco perchè è giusto nonostante la crisi, anzi proprio di fronte ad essa, è necessario riappropriarci  dei valori fondanti del nostro Stato se non vogliamo perdere la nostrea identità con il rischio dello smarrimento e della lacerazione del nostro tessuto sociale.

I simboli, le cerimonie, i momenti di riflessione servono soprattutto a ricordarci che i momenti peggiori della nostra storia li abbiamo superati quando siamo stati uniti, quando abbiamo fatto vincere la solidarietà all'egoismo.

Per questo ho condiviso pienamente, personalmente la parata del 2 giugno in forma meno solenne pur svolta in un momento di difficoltà del Paese anche a causa degli eventi del terremoto che ci hanno ferito.

Giusto appunto, quest'anno celebriamo la nostra assemblea con un po' d' angoscia e mestizia nel cuore per il terremoto che ha colpito le popolazioni emiliane in cui hanno trovato la morte molte vittime tra cui alcuni operai, mentre erano intenti al lavoro nelle fabbriche crollate. Terremoto che ha distrutto case capannoni industriali e  monumenti storici, che ha colpito quindi famiglie, il lavoro  e  cultura.

Noi abbiamo voluto esprimere a queste popolazioni la nostra vicinanza anche con un gesto di concreta solidarietà come usiamo fare in queste circostanze, in segno di partecipazione al dolore e alla sofferenza di chi ha perduto  affetti e beni.

E' innegabile che il terremoto ha aggravato ulteriormente la crisi che stiamo vivendo e che impone a tutti i cittadini pesanti sacrifici con il pericolo che tutto questo possa rappresentare il detonatore di una miscela esplosiva costituita da una serie di profonde insoddisfazioni variamente distribuite tra i ceti sociali.

Attenzione perchè le iniquità, l'ingiustizia, le nuove povertà, il peso dei nuovi gravami se mal distribuiti possono innescare una protesta civile che rischia di esondare in rivoli minacciosi ed insidacabili

L'unica cosa che appare evidente nel panorama politico degli ultimi tempi è la decisa domanda di cambiamento che promana da cittadini.

L'impoverimento progressivo della politica, la sua perdita di efficienza la sua separatezza dai cittadini ha prodotto negli ultimi anni solitudini civiche sparse, smarrimenti individuali dal sentimento di cittadinanza, scissioni personali tutti fatti che impongono rimedi all'altezza della vastità dei problemi che investono il Paese. Eppure la politica è una forma alta di servizio, ma aggiungo anche di grande carità verso gli altri .

Se vogliamo sollevare il sistema politico istituzionale del Paese e portarlo fuori dalla crisi che stiamo attraversando  dobbiamo cominciare a rifondare i partiti che sono la causa ed il termometro delle difficoltà del Paese.

Bisogna inoltre stare attenti a giudicare tutti  i fenomeni che stiamo osservando come il Grillismo nel tentativo di dar vita a forme di partecipazione con liste civiche, come negativi, essi sono il riflesso di un bisogno di cambiamento profondo che agita il Paese.

 

L'antipolitica è un fenomeno tutt'altro che originale da noi, è quasi una costante, basta ricordare l'esperienza del dopoguerra dell'uomo qualunque; è il frutto amaro di una società che ha conosciuto tardivamente lo Stato, visto come avversario da combattere e frodare. Nelle fasi di crisi, come quella che stiamo attraversando, quando le aspettative di benessere declinano e aumenta la complessità dei problemi da affrontare arriva il momento dei grandi semplificatori ovvero dei populisti.

Tuttavia nel corpo di una persona c'è un colesterolo cattivo ed un buono dunque dobbiamo ragionare pensando che in tutti questi movimenti ci sono spinte nichilistiche che feriscono la coscienza democratica , ma  anche energie positive che segnalano un problema e possono fornire le risorse per la ricerca di soluzioni.

Fare di ogni erba un fascio può essere pericoloso perchè della politica non è possibile liberarsi.

Guardando gli ultimi venti anni appare chiaro che dopo tangentopoli i partiti non si sono più ripresi.

Per riacquistare credibilità non è sufficiente una nuova stagione di marketing, come il cambio di nomi  e di simboli , ma serve un ripensamento profondo perchè la crisi della politica è vera e radicale.

Per questo non basta solo esacrare l'antipolitica perchè all'interno c'è qualcosa da ascoltare.

Astensionismo, disaffezione, caduta dei partiti tradizionali ci parlano di un grande sdegno e della volontà di non fornire ulteriore legittimazione a qualcosa a cui non si ha più fiducia, ma non necessariamente dal venire meno, della passione, della democrazia o per   il bene comune.

L'anno scorso, nella mia relazione, avevo salutato con voi i segni di una primavera che definimmo  “il vento nuovo” . Infatti, dopo anni di passività nei confronti di una politica sempre più lontana dai problemi della gente era scattato nei giovani un bisogno diffuso di buona politica,  la ricerca di un bene comune che andava al  di là delle divisioni viscerali dei partiti. Insomma è parsa        la voglia che i cittadini volessero appropriarsi della vita democratica del Paese. Ne erano state testimonianze la mobilitazione creativa attraverso la rete che ha portato tantissimi cittadini al   voto  amministrativo di importanti città del  Paese e al successo dei referendum.

Quindi non è la società a ritirarsi dalla politica, sono i partiti che hanno perso la capacità di ascoltarla e di comunicare con essa, nonostante che  al loro interno ci sono  persone effettivamente impegnate, la percezione dello scollamento dalla realtà è oramai drammatica

I partiti poi sono caduti nella trappola della costruzione mediatica del consenso come strategia principale: questo ha contribuito a svuotare il contenuto partecipativo della esperienza democratica riconducendola ad un assenso fideistico alla persona dei leader.

Questo ha portato  a  sviluppare  la degenerazione interna dei partiti  che ha avuto come riflesso  gli scandali nel modo di gestire i finanziamenti pubblici.

Ma i partiti non possono essere sostituiti  (lo ha ripetuto tante volte anche il nostro Presidente Napolitano) , occorre quindi che la società e la politica tornino a riflettere nel senso della loro esistenza ed agiscano di conseguenza.

Il punto fondamentale  dal quale si può ripartire per combattere la disaffezione ci viene dettato dall'insegnamento  che promana dalla nostra Carta Costituzionale.

E' indispensabile che i partiti italiani tutti insieme, e ciascuno per proprio conto, mostrino la volontà, la capacità di assumere responsabilmente il ruolo che la Costituzione loro assegna.

Sapendo che essere una istituzione fondamentale della nostra democrazia non assicura automaticamente credibilità e affidabilità (vedi sondaggi).

Bisogna  superare l'eccessiva personalizzazione della politica.

I partiti devono misurarsi al loro interno per fare pulizia, presentando una classe politica rinnovata, competente che sappia esprimere un etica pubblica e personale di esempio per i cittadini.

Questi possono  essere alcuni segnali che i partiti devono mandare da oggi alle prossime elezioni ai cittadini, non tanto in vista del destino di ciascuno, ma di quello della democrazia del nostro Paese che ci sta a cuore.

Non si tratta di procedere a qualche maquillage più o meno superficiale o di cancellare termini di partito dalla ragione sociale. Non basta neppure un nuovo look come pensa qualcuno (vedi le proposte che circolano circa la presentazione di soggetti che vengono dallo spettacolo e che comunque hanno una forte visibilità televisiva).

Questi diversivi possono sedurre momentaneamente, anche se di seduzioni abbiamo vissuto abbastanza, ma se  non si va alla radice dei problemi anzi queste soluzioni rischiano di peggiorare le situazioni.

Aiutare  il governo tecnico in una fase di supplenza dalla politica  a realizzare alcune riforme di lungo respiro non finalizzate alle scadenze elettorali;  la crescita che stiamo costantemente invocando non si realizza solo con nuove risorse , che non ci sono, lo dimostra il fatto che siamo arrivati ad un debito pubblico del 120% sul PIL , ma da 30 anni non abbiamo aumentato la nostra capacità competitiva né abbiamo avuto una crescita significativa.

Mentre sono necessarie riforme strutturali P.A., Giustizia, Scuola, innovazione e ricerca, politiche del lavoro, lotta alla evasione ed alla corruzione, abolizione dei conflitti d'interesse che hanno ingessato il Paese rendendolo meno competitivo, realizzazione di infrastruttura materiali ed immateriali, tagliare  rendite e privilegi, sprechi e ruberie, evasioni ed elusioni, favorire merito ed impresa, giustizia e legalità, risparmio e lavoro. Tutte cose che guardano al lungo periodo che ci permetteranno passata la crisi di cogliere meglio le opportunità del mercato globale. Insomma in questo periodo di scarse risorse, ma anche di grande opportunità per i partiti è necessario migliorare la qualità complessiva del nostro sistema Paese fermo da decenni.

Modificare poi  la legge elettorale  superando il bipolarismo muscolare che non ha garantito né stabilità di governi, né ha prodotto significative riforme per il Paese in modo da  consentire all'elettore di scegliere il proprio candidato.

Aggiungo, poi, il problema della democraticità interna dei partiti per evitare lo strapotere di chi comanda che configura una concezione proprietaria e patrimonialistica della politica; la partecipazione alla vita politica dei cittadini che significa anche  riconoscere le espressioni intermedie di cui è ricco il nostro Paese, trasparenza delle risorse  che lo Stato assegna ai partiti con meccanismi di certificazione e garanzia;   revisione del finanziamento pubblico ai  partiti.

 

La politica scombussolata dalla crisi, travolta dallo stato di necessità del Governo dei tecnici vive una transizione cruciale:  può cambiare o restare impantanata in una delle peggiore crisi di rappresentanza del nostro Paese.

Non dico cose nuove, ma riflessioni che ogni giorno sicuramente fate anche voi.

Noi come associazione cerchiamo nel nostro piccolo di non dimenticare queste cose, di promuovere nella comunità marchigiana seri dibattiti che spingano i cittadini  soprattutto quelli più giovani nelle scuole a prendere coscienza dei problemi del Paese ed ad assumere un ruolo più attivo. Perchè questa società ha tanti tesori ed energie positive nascoste, tanti talenti da far emergere in questa Italia nella quale è ancora possibile un futuro migliore.

Ma accanto alla crisi del sistema politico del  Paese, c'è anche la crisi economica finanziaria da cui si attendono prioritarie risposte in sede europea perchè non è solo l'Italia, ma l'intera unione in serie difficoltà.

Lì è l'epicentro del problema , lì devono essere trovate le soluzioni. C'è bisogno di più Europa; le preoccupazioni di alcuni Stati di devolvere ad un sistema federale europeo una parte della loro sovranità sono infondate, e che fra Paesi che si uniscono non è difficile trovare un giusto equilibrio tra la sovranità dei singoli stati e quella dell'unione come avviene negli USA, mentre ben più grave è la dipendenza che oggi condiziona molti Stati indebitati nei confronti di mercati e istituzioni finanziare che non hanno nessuna legittimazione democratica, ma condizionano la vita di milioni di cittadini.

L'Italia fra l'altro non è più un soggetto passivo ed elemento di sorvegliato speciale nel contesto europeo, dopo le manovre del Governo Monti per la messa in sicurezza dei conti pubblici,  quindi oggi può contribuire con competenza e credibilità ad indicare le soluzioni più idonee a superare le secche nelle quali si è incagliata l'unione.

Noi dobbiamo portare in Europa i profili tipici del nostro DNA ed alcuni punti forza del nostro modo di essere che sono anche essi radici del passato e garanzie per il futuro: accanto ad un sistema industriale manifatturiero maturo che ha molti punti di forza e  di competitività associamo l'idea di un federalismo solidale, la valorizzazione della nostra tradizione municipale, il nostro senso comunitario , la forza del volontariato, la dimensione europea. Dobbiamo rafforzare la speranza che i sacrifici che facciamo sono finalizzati a dare un futuro al Paese  perchè le persone che lo rappresentano hanno le carte in regola per giocare la partita e vincerla perchè hanno talento, cultura, vivacità di pensiero, spirito imprenditoriale, passione. Semmai dobbiamo imparare a fare sistema in tutti i campi invece di muoverci ognuno per proprio conto.

Di fronte alla crisi che  investe pesantemente l'Italia come l'Unione, proprio  l'impegno europeo può e deve  rappresentare una grande risorsa del patriottismo italiano come logica prosecuzione del nostro percorso unitario.

Davanti alla crisi, prima finanziaria, poi economica ora anche politica e sociale e di nuovo finanziaria per l'Italia in questi mesi drammatici  in balia dello spread molti si chiedono se essa potrà sopravvivere, manifestando scetticismo sull'euro prospettando uscite dalla moneta unica.

L'atteggiamento di eccessivo rigore di alcuni stati europei pure in presenza di politiche di risanamento finanziario e di riforme messo in atto dai paesi più deboli, può provocare un'ondata di antieuropeismo ed una pericolosa saldatura fra chi vagheggia l'uscita dall'euro e quella parte di opinione pubblica  che vive un grave disagio economico e sociale.

Quindi serve  una Europa  che funzioni come federazione di Stati. Servono processi decisionali rapidi, risorse pubbliche comuni e regole davvero condivise.

Quello Europeo è un impegno senza soluzioni di continuità dalla cittadinanza nazionale a quella europea dai valori del patriottismo costituzionale del secondo risorgimento a quelli del patriottismo europeo.

Un “terzo” risorgimento nel quale dobbiamo guardare concretamente non più e non soltanto i diritti particolari del cittadino, ma i diritti universali dell'uomo:  dignità, solidarietà, uguaglianza e la libertà in cui si sviluppa la carta europea dei diritti fondamentali che si legano alla dignità ed alla laicità in cui si riassume la nostra Costituzione.

Bisogna restare convinti che l'Unità europea da raggiungere e perseguire tenacemente  non è meno importante dell'Unità d'Italia da conservare essa rappresenta la nuova dimensione dell'uguaglianza della diversità, della solidarietà, della dignità, della laicità con cui siamo chiamati a confrontarci in un mondo globale, segnato dall'emigrazione di massa, dal terrorismo globale, dalle patologie dell'economia e del mercato, dall'evoluzione e dalle insidie della tecnologia, dai problemi dell'ambiente e dallo sviluppo sostenibile; un mondo nel quale possiamo e dobbiamo essere ancora capaci di proporre non solo  una testimonianza, ma contribuire a soluzioni concrete  per la crescita e lo sviluppo dell'intera Europa.