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TRA STORIA E CRONACA: la Libia e Pesaro

 

 

La dichiarazione di9 guerra (29 settembre 1911) dell’Italia, fu oggetto di risentimento dell’opinione pubblica e dei governi di Gran Britannia, Austria e Germania.

Ora la Libia è oggetto di attenzioni degli organismi internazionali (ONU) e dei maggiori Paesi europei orientati ad evitare che il regime di Gheddafi soffochi con la forza la volontà di libertà e democrazia dei libici insorti.

La guerra di Libia si concluse il 18 ottobre 1912 con le trattative di pace intervenute tra Italia e Turchia.

La guerra di Libia allora provocò un forte dibattito in seno anche alle forze politiche italiane, lasciando lacerazioni profonde nel nostro Paese.

Giudizi diversi e intransigenti atteggiamenti di rifiuto divisero l’opinione pubblica italiana. Altro che “… Tripoli bel suol d’amore!…”, come recitava una canzone interventista allora!

A tale proposito merita di essere ricordato che anche a Pesaro, ancora agli inizi del 1914, si discuteva vivacemente della guerra di Libia e delle sue conseguenze politiche ed economiche.

Infatti il 6 gennaio 1914 al Teatro Rossini di Pesaro ebbe luogo un dibattito sul tema “Dopo la guerra di Libia” tra l’On. Luigi Federzoni, deputato nazionalista romano (che, successivamente, durante il regime fascista divenne presidente della Camera dei fasci e delle corporazioni, ex Camera dei Deputati) sostenitore dell’impresa italiana in Libia e l’avv. Giuseppe Filippini, esponente socialista pesarese, e il giovane Pietro Nenni, allora dirigente e giornalista del Partito Repubblicano Italiano nelle Marche, entrambi contrari a quella guerra.

Il contraddittorio durò quattro ore, attentamente e vivacemente seguito dal folto pubblico (l’ingresso costava 70 centesimi) con repliche e controrepliche accesissime tra i tre oratori.

L’On. Federzoni era stato invitato a Pesaro dalla locale associazione degli agricoltori.

Il dibattito ebbe anche delle code giudiziarie per gli incidenti avvenuti al termine della manifestazione.

Pietro Nenni venne addirittura sfidato a duello da un “nobile del contado pesarese”, così mi disse Nenni negli anni ’70 a Roma raccontandomi la vicenda nella sede del Senato della Repubblica.

Si trattava del conte Domenico Beliardi residente a Mondolfo. Ma il duello non si svolse per il mancato rispetto delle norme protocollari allora vigenti per i duelli, essendo Pietro Nenni giunto sul luogo convenuto (Fossombrone) in condizioni disdicevoli per aver viaggiato da Fano coricato su un carro che trasportava del fieno.